15 gennaio 2019

Debka e il maccartismo che agita Israele

maccartismo, immagine anti-russa“Un paese straniero” vuole interferire nelle prossime elezioni israeliane che si svolgeranno nel prossimo aprile”. Questo il grido di allarme lanciato l’8 gennaio scorso nel corso di una pubblica conferenza da Nadav Argaman, nuovo capo dello Shin Bet.

Il maccartismo d’Israele

Un allarme che si è propagato nei media israeliani, sui quali è iniziata la caccia all’untore che, ovviamente, ha dato un risultato univoco: il Paese al quale avrebbe fatto riferimento il capo dell’intelligence militare sarebbe la Russia.

Nel riferire la notizia, e i suoi sviluppi, Debka, sito che ha fonti nell’intelligence israeliana, ironizza sulla vicenda, ricordando che nell’occasione, rispondendo a una domanda, Argaman aveva fatto cenno a Iran ed Hezbollah.

Debka irride il “panico selvaggio” provocato dai media israeliani contro la Russia, che in realtà “non è stata accusata da nessuno”.

Nel tentativo di raffreddare gli animi, lo Shin Bet ha rilasciato un comunicato nel quale affermava che “Israele e i suoi servizi di intelligence sono in grado di gestire qualsiasi attacco informatico”, comprese potenziali azioni, ad oggi fantomatiche, di Teheran o di Hezbollah.

Rassicurazioni non rassicuranti

Una rassicurazione che però non ha fermato il maccartismo di ritorno. Come in nessun conto è stata tenuta la smentita del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, pur riportata sui media.

Tutto ciò è avvenuto senza che nessuno abbia saputo “spiegare quale interesse abbia Putin nel provocare il caos alle elezioni” israeliane, prosegue Debka.

Nessuno “ha sollevato dubbi”. E nessuno sembra dare importanza a un particolare certo non secondario, ovvero che “Israele non sono gli Stati Uniti e Benjamin Netanyahu [presunto destinatario dell’aiutino di Mosca , ndr.] non è Trump”.

Infatti, spiegazione d’obbligo, Netanyahu non ha un eccessivo feeling con Putin, per usare un blando eufemismo. Basta stare alla accese controversie sulla Siria e sull’Iran che da tempo dividono i due leader politici.

Peraltro, prosegue il sito israeliano, “per la strategia globale di Putin, Israele non è cruciale”.

Né si comprende come possano i presunti hacker russi manipolare le elezioni, spiega ancora Debka, dato che il voto viene espresso su scheda e non in via informatica.

Il necessario dialogo con Mosca

“Non possiamo dimenticare che Israele ha molte questioni da affrontare con Mosca”, prosegue Debka, come ad esempio la criticità siriana.

“Questa tempesta artificiale”, conclude il sito israeliano, provocata da una Fake su una “inesistente guerra cibernetica di Mosca, sta creando nuovo attrito con Putin, in un momento in cui, invece, un dialogo amichevole potrebbe risultare di grande efficacia per la sicurezza di Israele”.

Come si vede, l’ondata di maccartismo che sta scuotendo l’Occidente non ha risparmiato neanche Israele. E come si vede, ha basi invero più che labili.

Interessante notare, a margine, che spesso ad alimentare tale asserita ingerenza sono media impegnati a propalare l’allarme sulle Fake news.

Refrain del tempo andato era l’eventualità che i cosacchi venissero ad abbeverare i loro cavalli a San Pietro.

Cambiano i tempi, ma certe dinamiche propagandistiche, volte ad accrescere le distanze tra Est e Ovest, si reiterano con certa monotona ottusità.

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