14 dicembre

Netanyahu e i due fronti

Netanyahu e i due fronti: soldati in CisgiordaniaMentre Netanyahu è preso dall’operazione contro i “tunnel di Hezbollah” al confine col Libano, la  Cisgiordania si insanguina a seguito di alcuni attentati attribuiti a una cellula di Hamas: cinque le vittime israeliane, tra cui due soldati e un infante, e dodici i feriti.

L’ondata di Terrore ha portato a un intervento massiccio dell’esercito israeliano in Cisgiordania, come non si vedeva da tempo. La stessa Ramallah, capitale della Palestina, è praticamente bloccata.

Situazione grave, che vede anche i palestinesi piangere i loro morti (Haaretz).

Il Terrore e l’annessione della Cisgiordania

L’improvvisa fiammata del Terrore ha sorpreso il governo di Tel Aviv, che aveva derubricato il conflitto con i palestinesi a fattore secondario rispetto al più ampio confronto con l’Iran.

Determinazione che aveva appunto dato avvio all’operazione contro i tunnel scavati da Hezbollah in territorio israeliano.

Invece, a sorpresa, l’incendio in Cisgiordania, dopo anni di relativa pacificazione. Divampato in un momento cruciale: proprio in questi giorni la destra israeliana sta proponendo con forza l’annessione di parte della Cisgiordania (il 60%), suscitando controversie.

Ne abbiamo accennato in altra nota, nella quale abbiamo riferito del documento redatto da un nutrito gruppo di alti graduati della Difesa e dell’intelligence, riuniti nell’organismo Commanders for Israeli Security, che denuncia i pericoli della proposta.

Un documento ripreso successivamente anche da Chuck Freilich, su Yedioth Ahronoth, secondo il quale quanti propongono l’annessione sono fuori dalla realtà.

L’iniziativa, scrive Freilich, lederebbe in maniera irreversibile il carattere ebraico dello Stato di Israele e lo lascerebbe in balìa di minacce ingestibili.

La controversia tocca corde profonde; più che politiche, esistenziali. Da qui le lacerazioni nell’ambito ebraico.

Eppure, nonostante le resistenze, sembra che la prospettiva possa prendere forma nei fatti, dato che l’ondata di Terrore ha comportato una presenza ancora più massiva dell’esercito di Tel Aviv in Palestina.

Il sanguinario Terrore dell’estremismo palestinese sta realizzando i più spericolati sogni della destra israeliana. Al solito, gli opposti si alimentano.

In attesa di vedere gli sviluppi, si può registrare lo spiazzamento di Netanyahu, che ora si trova a fronteggiare due criticità, al Nord e al Sud.

Hariri e i tunnel di Hezbollah

Peraltro, sul confronto con Hezbollah, Netanyahu ha dovuto subire uno scacco imprevisto: gli Stati Uniti hanno rigettato la sua proposta di emanare sanzioni contro il Libano per la presenza delle milizie sciite.

Un rovescio non usuale per il premier israeliano, che va a sommarsi a quello di alcuni giorni fa, quando la proposta avanzata all’Onu dagli Stati Uniti di condannare la violenza di Hamas non è stata accolta.

Un uno-due pesante, anche per un politico dalle mille risorse come Netanyahu.

Sul fronte Libano, peraltro, si registra la forte presa di posizione di Saad Hariri, che ha messo in guardia sui pericoli derivanti dalla pressione di Israele verso il suo Paese.

In una conferenza tenuta nel Think Tank britannico Chatham House, il premier libanese ha affermato che il problema dei tunnel di Hezbollah va considerato nel più vasto ambito della controversia tra i due contendenti.

Il Libano, ha detto Hariri, “si prenderà cura” dei tunnel, come da richiesta di Tel Aviv, e contrasterà eventuali incursioni di Hezbollah nel Paese confinante.

Ma resta il problema dell’invasività di Israele nel Paese dei Cedri: solo nell’ultimo mese, ha detto Hariri, “Israele ha condotto 150 incursioni in violazione dello spazio aereo libanese” ed ha violato “più di 10 volte” le acque territoriali libanesi.

E ha concluso: “Se contate il numero di reclami che abbiamo rivolto alle Nazioni Unite, vedreste che è così alto che non sareste in grado di affrontarlo… “.

Dichiarazioni significative, anche perché ad Hariri non può essere imputata una particolare simpatia verso Hezbollah, dato che, almeno a stare alla narrazione ufficiale (che presenta più di un’ombra), il movimento sciita, al tempo, gli avrebbe ucciso il padre.

Nelle foto. Sopra: Cisgiordania. Sotto: la coppia israeliana ferita a Ofra: la mamma, incinta, ha perso il suo bambino.

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