12 dicembre 2018

Kruscev-Kennedy come Trump-Putin?

3 giugno 1961, il presidente americano Kennedy a colloquio con il presidente sovietico Krusciov

Il sito russo Ria Novosti pubblica la corrispondenza segreta tra John Fitzgerald Kennedy e Nikita Kruscev ai tempi della Guerra Fredda, che evitò al mondo la Terza Guerra mondiale.

Una corrispondenza più che interessante, rivelata nel 2010 dal teologo cattolico James W. Douglass nel libro “JFK and the Unspeakable: Why He Died and Why It Matters” (JFK e l’indicibile: perché è morto e perché è importante), tradotto in russo in questi giorni.

Il carteggio Kennedy-Kruscev

Douglass spiega che Kennedy era un presidente guerriero convertitosi alla pace. Un cambiamento che l’apparato militar-industriale americano vide come un tradimento, da cui il suo assassinio (l’indicibile del titolo del libro).

Una ricostruzione che ricorre, consacrata a suo modo, nel film JFK. Meno note le lettere dei due presidenti, che hanno del singolare.

A vergare la prima missiva, 26 pagine, fu Kruscev, che la fece recapitare da un suo fidato del Kgb al segretario del presidente degli Stati Uniti, Pierre Salinger, in un albergo, avvolta in un giornale.

Lettera riservatissima, celata agli occhi degli apparati sovietici, che fu scritta il 29 settembre del ’61 in una  “casetta” sulla “costa del mar Nero”, come scrive il presidente russo.

Incombeva la crisi di Berlino: a causa della costruzione del Muro e della richiesta di un ritiro degli Stati Uniti da Berlino Ovest, la tensione era alle stelle. Né era servito a calmare le acque l’incontro tra i due leader, avvenuto a Vienna nel giugno.

Kruscev scriveva di una situazione critica, che proiettava “un’ombra minacciosa sulla pace e sul futuro di milioni di persone”.

Quindi parole di stima per il suo omologo e il rammarico per non aver raggiunto un’intesa nell’incontro viennese. Eppure, concludeva, nonostante le distanze, siamo come nell’Arca di Noé, che accoglieva animali puri e impuri, eppure ha continuato il suo viaggio.

“Non abbiamo altra alternativa – concludeva il presidente sovietico – dobbiamo vivere in pace e cooperare per mantenere l’Arca a galla o affonderà “.

L’Arca di Noé

La risposta di Kennedy porta la data del 16 ottobre del ’61. Anche in questa un cenno alla pace che egli ritrovava nella casa di famiglia in riva all’Oceano Atlantico.

Il presidente degli Stati Uniti aggiungeva di aver apprezzato la similitudine tra quel tempo periglioso e quell’Arca di Noé, che “il puro e l’impuro sono interessati a mantenere a galla, non importa quanto diversi possiamo essere”.

Così si dichiarava d’accordo sulla necessità di una “stretta collaborazione per preservare la pace”, “più importante” ora di quanto lo fosse al tempo dell’alleanza tra i due Paesi che portò “alla vittoria nell’ultima guerra mondiale”.

Nelle loro missive i due concordavano sulla necessità di conservare segreta la loro corrispondenza e di non usarla mai nel dibattito politico. Cosa che avvenne.

Poi, nel ’63, la crisi di Cuba. Il mondo di nuovo sull’orlo di una guerra mondiale. “Krusciov – scrive Ria Novosti – si sentì ingannato dai piani di Kennedy per invadere Cuba, mentre Kennedy credeva che Krusciov lo avesse tradito dispiegando segretamente missili nucleari a Cuba”.

Tuttavia, conclude il sito russo, quando essi “diedero ordini potenzialmente distruttivi per il mondo intero, grazie all’incontro di Vienna e alla loro corrispondenza segreta, conoscevano l’altro come una persona in cui c’era qualcosa da rispettare”.

“Sapevano anche che in quella corrispondenza avevano accettato di considerare il mondo come un’Arca di Noè, dove sia il ‘puro’ che ‘l’impuro’ devono rimanere a galla”.

“E in questo mondo, dove i ‘puri’ e gli ‘impuri’ erano minacciati allo stesso modo dalla guerra nucleare, Krusciov fermò le sue navi [in rotta verso Cuba, ndr.]. E l’Arca rimase a galla”.

Libro pubblicato in russo in questi giorni, si accennava. Ogni riferimento al rapporto tra Trump e Putin è casuale. O forse no…

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