11 dicembre

Macron è ingiallito

emmanuel macron“Macron non seduce”: questo il lapidario giudizio del quotidiano Le Figaro sul discorso alla nazione pronunciato ieri da Emmanuel Macron, che avrebbe dovuto placare la rabbia del cosiddetti gilets gialli.

Non è andata: nonostante le varie concessioni, di forma e di sostanza, i gilets gialli restano scettici e oltremodo critici.

Macron en Marche?

Chiedevano un’inversione di marcia, ma Macron ha fatto solo alcune concessioni, restando fermo nella sua impostazione ultraliberista. Resta, cioè, En Marche, come da nome del movimento nato a suo supporto.

A quanto pare il monarca francese ha replicato l’errore attribuito alla regina Maria Antonietta, che alla richiesta di pane proveniente dalla folla affamata avrebbe risposto: “Dategli le brioches”.

Questo, peraltro, il lapidario giudizio di Larry Elliot sul Guardian, che annota come Macron sia l’ultimo epigono della Terza via, quella roba da destra liberale mascherata da sinistra democratica che già fu di Clinton, Tony Blair e Schröder.

Tanti suoi sostenitori si stanno accorgendo dell’inadeguatezza del personaggio. Scelto dalle élite transalpine per ripristinare l’onore perduto della Francia dopo le indegne presidenze di Sarkozy e Hollande, che l’hanno precipitata ai margini del mondo, non è riuscito nello scopo, anzi.

L’uomo si è mosso pensando che l’immaginario fosse realtà: ha trattato da grande, la grandeur francese appunto, con grandi e meno grandi, mentre grande non era.

Tale supposta grandezza gli avrebbe concesso, immaginava, la libertà di movimento propria di quei potenti prepotenti che non devono render conto a nessuno.

Ne è risultato un vagabondare ondivago: ha abbracciato Trump facendosi figlio prediletto dell’America, fregandosene che questi rappresentava, almeno nella narrazione, quel populismo col quale ha poi preteso di duellare, autoproponendosi come guida delle forze di sistema in Europa.

E, da anti-populista, ha generato la più massiva e agguerrita marea anti-sistema che l’Europa ha conosciuto finora, alla quale si è poi dovuto piegare.

Macron e l’Italia

Quest’ultimo atto avrà forse l’involontario merito di aiutare l’Italia nel suo negoziato con l’Europa, dato che le promesse elargite alla piazza faranno innalzare il debito pubblico francese molto più di quanto previsto nella manovra economica del governo italiano.

Monsieur arrogance non è più cavallo di razza, ma imbolsito. Se resisterà alla tempesta che si è auto-prodotto, probabilmente sarà commissariato dall’élite che lo ha creato. Di certo ne uscirà indebolito, ingiallito dagli avversi gilets, come una vecchia foto che ricorda un passato lontano.

E con lui è indebolito anche l’asse franco-tedesco, attraverso il quale sognava di ergersi a grande riformatore della Ue.

Resta da capire cosa ne sarà dei gilets gialli. L’onda anomala potrebbe proseguire il suo corso o scemare dopo aver travolto il presidente.

Ma potrebbe anche incanalarsi nell’alveo politico, dando vita al terzo soggetto anti-sistema, da sommarsi al Front national e alla sinistra di Jean-Luc Mélenchon, rispettivamente trumpismo e sanderismo in salsa transalpina.

Ma questo è il futuro, il presente vede una Francia scossa, che naviga a vista e senza timoniere. Situazione preoccupante per l’Europa.

La triste parabola di Macron è anche frutto della globalizzazione selvaggia che ha imperversato negli ultimi anni: facendo strame della politica, l’ha ridotta a parco giochi per guitti e imbonitori.

Come Macron, appunto, o il Renzi nazionale, che pure ha un tratto simpatizzante che il suo omologo parigino non riesce ad avere.

Peraltro anche Renzi da tempo sogna di creare una En Marche italica, quel partito della nazione o della Repubblica che vede già proiettato sul futuro della penisola. Tempismo perfetto.

Ps. Anche sui gilets gialli, come su tutte le vicende che vanno storte al sistema, i giornali mainstream hanno denunciato oscure manovre russe. I rovesci che hanno dovuto subire li hanno destabilizzati, facendogli perdere il senso della misura e quindi anche del ridicolo. Tra poco scriveranno che i russi influenzano anche le riunioni di condominio…

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