1 dicembre

Il G-20 di Mohamed bin Salman

mohamed bin salman e theresa mayL’inutile G-20 di Buenos Aires riempie le pagine dei giornali. Con relativo inutile spreco di inchiostro sui temi del vertice (migranti, clima o altro) che non interessano nulla ai partecipanti, e che produrranno i soliti inutili documenti finali.

L’unica vera notizia che rimbalza sui media è il caloroso abbraccio tra Vladimir Putin e Mohamed bin Salman (MbS), nel suo primo vero tour internazionale dopo l’omicidio Khasohggi. “Fratelli di sangue” li definisce una noticina del Corriere della Sera.

Un modo come un altro per rinfrescare la letteratura anti-russa. In questa sede non si intende difendere Putin, quanto ricordare che i fratelli di sangue del principe reale sono ben altri.

Il primo a dichiarare che occorreva sostenere ad ogni costo il piccolo principe saudita, dato il ruolo strategico che ha il suo Paese per il Medio oriente, è stato Bibi Netanyahu. Significativo in tal senso il titolo di un articolo di Haaretz: “La scelta di Trump di sostenere Mbs ha le impronte digitali di Bibi“.

E magari occorre ricordare anche che mentre il piccolo principe sponsorizzava i tagliagole che facevano strage in Siria, a fianco dei sauditi c’erano Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e tutto il variegato ambito che ha alimentato il fallito regime-change siriano.

I russi erano con i siriani, dall’altra parte della barricata. Come dall’altra parte della barricata erano, e sono, nella guerra in Yemen, dove la macelleria saudita ha lavorato in via diretta, senza delegare i suoi tagliagole di fiducia (anche se ha trovato come compagni di merende in tale avventura, e non a caso, al Qaeda e Isis).

Macelleria sulla quale i grandi d’Occidente hanno chiuso ambedue gli occhi, per non disturbare il macellaio in questione o gli Stati Uniti che ne sostengono lo sforzo bellico, ché i rapporti tra Washington e Riad son, questi sì, di sangue. E non da oggi.

Ma al di là del pregresso, capita che al G-20 Mohamed bin Salman non si sia appartato con il presidente russo, col quale ha scambiato il caloroso saluto incriminato, ma lo abbia fatto invece con Theresa May.

Certo, prima di incontrarlo la premier britannica ha dichiarato che avrebbe tirato le orecchie al piccolo principe, obbligata excusatio non petita accusatio manifesta.

Non solo, bin Salman ha anche avuto un colloquio non informale con il presidente Emmanuel Macron, che ha dichiarato anche lui di averlo rimproverato dicendogli: “Non mi ascolti mai”. Simpatica manfrina, il presidente francese è un “piacione”, come si dice a Roma.

Restano vivi ovviamente i legami ben solidi tra i due, cementati da acquisti miliardari di armi (vedi Asianews “Mohammad bin Salman e Macron: abbracci e accordi miliardari“).

Per non parlare degli altri incontri tra Mbs e i grandi della terra, sui quali rimandiamo al servizio di Arab News.

Insomma, decenza vorrebbe che si desse notizia di quanto davvero accaduto al G-20, ovvero che il vertice ha sdoganato MbS, cosa sulla quale si sono trovati tutti d’accordo.

E se certo il saluto più caloroso è stato per Putin è perché il suo endorsement è stato decisivo per salvarlo da trame che vedevano impegnate alcune cancellerie occidentali.

Manovre dirette a esautorarlo per far posto a una figura meno compromessa a livello di immagine, ma non per questo aliena dagli oscuri intrallazzi compiuti da Riad in questi ultimi anni, nei quali ha speso miliardi di dollari per finanziare il jihadismo internazionale.

Infatti, proprio quando l’Agenzia di stampa britannica Reuters dava in esclusiva la notizia che le grandi manovre per l’esautorazione del piccolo principe erano iniziate, il Cremlino ha dichiarato che Putin l’avrebbe incontrato al G-20.

Evidentemente il Cremlino preferisce aver a che fare con un regnante indebolito, per quanto oscuro, che con un altro, altrettanto oscuro, che rilanci l’aggressività saudita a livello globale (vedi alla voce confronto sunniti-Iran). Ma sul punto abbiamo già scritto (Piccolenote).

Se abbiamo accennato a tale circostanza è perché evidenzia ancora una volta che in Occidente l’informazione è preda di una pericolosa, quanto inquietante, deriva maccartista.

 

Ps. Attendiamo l’esito dell’incontro tra Trump e Xi Jinping, unico evento interessante di questo inutile summit oltre al vertice Putin-Merkel, utile per tentare di attutire le tensioni tra Russia e Ucraina seguite alla piccola battaglia navale di Kerch.

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11 dicembre

Macron è ingiallito