29 novembre

Il G-20 e la disfida degli Stretti

Il G-20 e la disfida degli Stretti: due navi da guerra Usa

La semi-battaglia navale avvenuta nello Stretto di Kerch tra russi e ucraini (Piccolenote) ha rischiato di affondare l’incontro  Trump-Putin previsto al G-20 di Buenos Aires. Ma, dopo momenti di incertezza, il vertice è stato confermato in via ufficiale.

I vertici del G-20

Al solito, Trump è sembrato cedere alle pressioni di quanti, tra i suoi, lo vogliono far saltare, affermando che stava meditando di mandarlo deserto a causa dell’aggressività dispiegata nello Stretto dalla flotta moscovita. Per poi confermarlo subito dopo, con l’usuale astuzia da mercante.

Così si terrà il 1° dicembre, a meno di ulteriori sorprese, che non si possono escludere dato che tante sono le forze ostative alla distensione Est-Ovest.

Distensione che al G-20 dovrebbe realizzarsi anche nei rapporti Washington – Pechino con l’incontro tra Xi Jinping e Trump.

E anche in questo caso, un’improvvida iniziativa navale ha creato criticità al summit: due navi da guerra americane hanno attraversato lo Stretto di Taiwan, che Pechino rivendica come acque territoriali.

Non si tratta di difendere le ragioni di Pechino sullo Stretto in questione, solo di mettere in luce che tale manovra non serve a nulla in questo momento, se non appunto a creare difficoltà a una possibile distensione tra le due potenze.

Anche perché la sfida è stata portata a un livello che Pechino considera più che sensibile, data la rilevanza che annette alla controversia di Taiwan, verso la quale accampa pretese di sovranità ricusate dal governo locale e dalla comunità internazionale.

La disfida degli Stretti

Siamo di fronte a due improvvide iniziative parallele, peraltro realizzate in maniera pressoché identica, ovvero attraverso l’ingresso forzato di navigli in due Stretti rivendicati dalle potenze antagoniste dell’America.

Il messaggio insito in tali iniziative non è diretto solo a Putin e a Xi, verso i quali viene in tal modo rinnovata la sfida, ma allo stesso Trump, al quale si chiede (si impone?) di non far concessioni ai suoi interlocutori al G-20 argentino.

Insomma, se Trump vuole incontrare i leader internazionali che i neocon  considerano nemici irriducibili, può farlo, ma a puro titolo folcloristico. La nuova Guerra Fredda deve continuare.

Questo il messaggio, forte e chiaro, che mira a contrastare il disegno trumpiano, o di chi glielo ha suggerito (Kissinger?), che poi è quello di ricreare un nuovo ordine mondiale che ponga fine alla destabilizzazione globale post-11 settembre.

Nuovo ordine da ricercare attraverso un dialogo Cina-Russia-Stati Uniti, che solo può contenere la spinta destabilizzante generata dagli ambiti che hanno preso le redini della globalizzazione dopo il funesto attentato alle due Torri.

La distensione India-Cina

In attesa di vedere gli esiti della disfida, va osservato che il G-20 registrerà un altro momento di distensione internazionale, anch’esso di rilevanza primaria: un vertice tra il presidente cinese Xi Jinping e quello indiano Nerendra Modi.

L’annuncio è arrivato oggi e segna un’ulteriore tappa della difficile riconciliazione tra i due giganti asiatici, preda di complesse contese continentali.

Quello preventivato a Buenos Aires è il quarto incontro di quest’anno tra i due presidenti, segno che il superamento degli attriti vigenti è loro obiettivo concreto.

 

 

 

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