23 novembre

Mohamed bin Salman può salvarsi?

Mohamed bin Salman, noto anche come MbS, potrebbe riuscire a scampare alla tempesta perfetta nella quale si è ficcato con l’assassinio di Khasohggi.

La ferma presa di posizione di re Salman, che dopo lungo silenzioso imbarazzo ha ribadito pubblicamente la sua scelta di fare di MbS il successore al trono, è stato il primo segnale che qualcosa stava cambiando.

E ciò nonostante le circostanziate accuse della Cia che sembravano non lasciare scampo al giovane principe.

La bordata dell’intelligence americana sembrava potesse risultare decisiva, come confermava la Reuters, che alcuni giorni fa dava notizia delle manovre di alcuni membri della Casa reale saudita per esautorare MbS.

Ma, proprio mentre tutto sembrava perduto, il Cremlino annunciava che Putin potrebbe incontrare Mohamed bin Salman a margine del vertice del G20 di Buenos Aires.

Dichiarazione che correva in parallelo all’endorsement di Trump, che derubricava le accuse della Cia a sensazioni.

Poi l’annuncio di un tour internazionale di MbS, il primo dopo l’omicidio Khashoggi. E oggi, a sorpresa, l’annuncio del portavoce di Recep Erdogan, secondo il quale anche il presidente turco sarebbe disposto a incontrare MbS a Buenos Aires.

Annuncio di peso perché Erdogan è il grande accusatore. Accuse accompagnate dall’invio delle intercettazioni sull’omicidio Khashoggi, più che imbarazzanti per Riad, alle principali Cancellerie d’Occidente.

Il pubblico sostegno di Trump e Netanayahu può apparire scontato, e più il secondo del primo. Meno scontato quello di Putin e di Erdogan, i più duri antagonisti di MbS .

I russi, infatti, sostenendo Damasco e Teheran, hanno nei sauditi degli avversari apparentemente irriducibili.

Mentre il secondo, avendo lanciato una sorta di Opa sul mondo arabo sunnita, sta cercando di indebolire l’Arabia saudita, Paese leader di tale ambito.

Ma proprio in quest’ultimo punto sta la soluzione di questo rebus, alquanto bizzarro: sembra che gli antagonisti dei sauditi preferiscano aver a che fare con un principe indebolito piuttosto che con un eventuale successore che rilanci l’assertività sunnita nel mondo arabo.

Realpolitik, nulla più. Certo, il principe può davvero aver ordinato l’omicidio di Khashoggi, ma un eventuale successore difficilmente sarebbe un uomo probo e pio.

I nomi che circolano in proposito, infatti, non lasciano sperare nulla di buono in tal senso.

Al di là di futuri scenari, l’indebolimento dell’Arabia Saudita sta fruttando un primo risultato: sono state avviate trattative per chiudere la guerra in Yemen, l’inutile strage innescata dall’ambizione del giovane principe.

Di questi giorni la denuncia di Save The Children:  dall’inizio del conflitto il mattatoio yemenita ha causato la morte per fame e stenti di 85mila bambini, ai quali vanno aggiunti quelli macellati dalle bombe della coalizione internazionale a guida saudita (sostenuta da Washington).

Una macelleria che ha trovato poco spazio sui media prima delle disavventure di MbS. E anche questa è Realpolitik. Mediatica.

Al di là della registrazione di tale ipocrisia mediatica, magari inutile orpello alla nota, resta che il destino politico del piccolo principe saudita non è ancora deciso.

Più che la forza, oggi può far pesare la sua debolezza come merce di scambio per aver salvo il suo destino regale.

Gioca in suo favore, appunto, anche l’incertezza sulle opzioni alternative, che potrebbero rilanciare con più forza e autorevolezza l’aggressività saudita nel quadro mediorientale e nel mondo. Scenario che gli antagonisti di MbS stanno evidentemente valutando.

 

 

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