23 novembre 2018

Damasco riallaccia le relazioni con il mondo arabo

La Siria sta riallacciando i rapporti con i Paesi arabi, recisi da quando è iniziata la guerra che ha visto tanti di questi Stati schierati per il regime-change o bloccati dal timore di andar controcorrente rispetto alla marea montante e apparentemente vincente.

Ora che la situazione siriana si sta relativamente stabilizzando, anche se non mancano aree di scontro, e Assad ha ripreso il controllo di gran parte del territorio, i rapporti con le capitali arabe sembra possano riprendere.

A settembre il caloroso, pubblico, abbraccio tra i ministri degli Esteri della Siria e del Bahrain all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, seguito dall’impegno a lavorare insieme per la Siria.

Gli Emirati Arabi Uniti sono intenzionati a riaprire la propria ambasciata a Damasco. Il 19 novembre una delegazione di parlamentari giordani si è recata in Siria per incontrare il presidente Assad.

È solo la punta dell’iceberg di una situazione in movimento che vede la Siria tornare a riallacciare rapporti diplomatici perduti. Anche se ovviamente resta aperto il conflitto con i sauditi, che hanno finanziato, e finanziano più di altri i tagliagole jihadisiti.

Diversi analisti spiegano la rinnovata attenzione dei Paesi arabi verso la Siria come un ravvedimento per un grossolano errore geopolitico.

Il mondo arabo attualmente appare diviso in tre insiemi: l’Iran, con la sua influenza sugli sciiti; Turchia e Qatar, legati alla Fratellanza musulmana; infine gli Stati sunniti, il cui faro è l’Arabia Saudita.

Gli Stati sunniti sembra abbiano compreso che l’indebolimento della Siria ha favorito solo Iran e Turchia (e rispettivi alleati), indebolendo appunto i sunniti.

La guerra mediatica innescata da Recep Erdogan contro Mohamed bin Salman sulla morte di Khashoggi non è certo motivata da ragioni di giustizia, ché i dissidenti in Turchia non hanno certo vita facile (eufemismo).

Il sultano sta rilanciando alla grande il suo sogno neo-ottomano, palesando la sua Opa sul mondo arabo.

Da qui il tentativo di capitalizzare al massimo la criminale improntitudine del suo antagonista saudita, che peraltro nel maggio del 2017 aveva pensato di assestare un colpo mortale ad Ankara impegnando un confronto con il Qatar, vanificato come le altre avventure belliche del principe ereditario saudita (vedi guerra in Yemen).

Oltremodo indebolito dalla guerra siriana e dai vari conflitti aperti dal principe guerriero, il variegato ambito arabo-sunnita sembra stia pensando che Assad possa rappresentare un argine al dinamismo turco.

Un ripensamento favorito dall’attutimento del confronto tra Damasco e Israele a seguito dell’installazione degli S-300 russi in territorio siriano, che per ora hanno chiuso il capitolo dei bombardamenti israeliani sul martoriato Paese confinante (vedi Piccolenote).

Ps. Indebolito, ma non affondato, Mohamed bin Salman sta tentando di riemergere dalla palude. Di oggi l’annuncio del primo tour internazionale dopo l’omicidio Khashoggi (vedi Piccolenote).

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