19 novembre 2018

Netanyahu non lascia. Raddoppia

Il mago Netanyahu, come lo chiamano i suoi supporters, ha fatto un altro prodigio, restando a galla nonostante la defezione del ministro della Difesa Avigdor Lieberman e del suo partito.

Non solo, resiste anche alla pressione del partito Casa ebraica, che aveva chiesto il ministero vacante per il proprio leader Naftali Bennet. Richiesta alla quale aveva legato il sostegno al governo.

Invece il premier israeliano resiste e va avanti. Conserverà, almeno è così al momento, anche l’incarico della Difesa. Bennet incassa il niet e, con una brusca inversione di marcia, acconsente a sostenere egualmente il governo.

Svapora così la possibilità di andare a elezioni anticipate, come frettolosamente alcuni analisti avevano pronosticato dopo le brusche dimissioni di Bennet.

Fretta alla quale non avevamo partecipato, avendo coscienza delle variegate risorse del premier israeliano.

Si va avanti dunque, nonostante la maggioranza alquanto risicata alla Knesset. Ma le risorse di Netanyahu sono, appunto, tante e ciò può non rappresentare un problema per la tenuta del governo.

Una minaccia di altro tipo può invece essere rappresentata da un particolare finora non rivelato: nei mesi scorsi la Knesset ha affidato al premier e al ministro della Difesa la possibilità di dichiarare guerra senza consultare altri.

Una facoltà che ora Netanyahu, se le cose resteranno così, ha assunto tutta su di sé. Con i rischi del caso.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page