8 novembre

Thousand Oaks, California: primo sangue dopo il voto (2)

Thousand Oaks

Thousand Oaks. Seguendo quanto sta emergendo sulla strage del Borderline Bar & Grill, della quale avevamo riportato le prime notizie media, emergono altri dettagli.

Thousand Oaks: killer e suicida

A quanto pare il fatto che il killer indossasse una maschera, che ci aveva molto colpito (vedi ad esempio The Indipendent), e non solo noi dato che era ripreso da altri giornali italiani (vedi ad esempio Corriere della Sera), va sfumando.

Era stato riferito da uno dei testimoni oculari dell’accaduto, forse il più preciso, Teylor Whittler.

Queste le sue dichiarazioni: “Il killer aveva una pistola semi-automatica, ha ricaricato in sei secondi, quindi molto veloce, sapeva cosa stava facendo, aveva anche una forma perfetta”.

“Sembrava che indossasse una maschera da sci sul viso con un berretto da baseball nero.” (Daily Mirror)

Il killer sarebbe stato già identificato: il sospetto è “Ian David Long in servizio attivo con il Corpo dei Marine degli Stati Uniti dall’agosto 2008 a marzo 2013”. Non è ancora certo, né è noto il motivo del massacro.

Di fumo ed agenti

Secondo lo sceriffo della contea di Ventura, al momento della sparatoria “c’erano sei agenti fuori servizio di varie agenzie all’interno del Borderline Bar & Grill”.

“Una madre – ha aggiunto – ricorda che gli ufficiali erano di fronte a sua figlia per proteggerla” (così la Cnn).

Testimonianza da chiarire, dato che presumibilmente i sei agenti erano disarmati, altrimenti avrebbero sparato all’assalitore. Forse facevano scudo con i loro corpi. Da verificare, appunto.

Nei report più recenti sembra sbiadirsi un altro particolare riferito da vari testimoni, che cioè il killer avrebbe lanciato degli ordigni fumogeni durante la sparatoria.

Così il Daily Mirror: “Diversi testimoni hanno detto che il sicario ha poi puntato il suo fuoco contro i cassieri dietro al bancone”.

“Quindi ha fatto fuoco verso la pista da ballo gettando bombe fumogene”.

Sempre il Mirror: “Gli agenti hanno detto che l’attacco era pianificato e le segnalazioni sull’uso delle granate fumogene erano ‘credibili'”.

Particolare ancora non decifrabile del massacro: se da una parte può apparire un modo per confondere le potenziali vittime, dall’altro rende difficile colpirle.

Anche qui, i fumogeni potrebbero spiegarsi con l’ipotesi che l’uomo avesse intenzione di dileguarsi, mescolandosi alla folla, magari dopo aver gettato la maschera.

Ma, appunto, la maschera sembra sfumare, come anche il fumo. E anche l’uomo, il sospetto, è morto suicidato.

Nessuno è sicuro negli Usa

Dalla Abc: “Thousand Oaks quest’anno è stata classificata al terzo posto tra le città più sicure d’America, secondo Niche, una società di Pittsburgh che ricerca quartieri e scuole in tutto il paese sulla base di dati pubblici e di revisioni di residenti”.

Triste ironia del destino, che vede legati nell’avversa sorte due luoghi che sono stati teatro degli ultimi massacri made in Usa. A quanto pare nessuna città è sicura negli Usa.

“Funzionari delle forze dell’ordine hanno detto che le indagini sulla sparatoria […] a Thousand Oaks, in California, avrebbero richiesto tempo e hanno chiesto pazienza”, si leggeva sul New York Times.

A quanto pare si sta procedendo in tempi molto più brevi del previsto. Chissà, magari già domani sarà tutto chiarito (manca solo un possibile movente). O no?

Ps. Particolare secondario. Alla recente strage di Las Vegas avvenuta il 1º ottobre 2017, 58 morti, un folle aveva sparato contro spettatori di un concerto country, la musica popolare americana, quella più ascoltata nell’America rurale. Anche il locale di Thousand Okas era un locale country. Non una connessione, ovvio, solo una (triste) suggestione.

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