22 ottobre

Amazing Steve Bannon

steve Bannon e trumpAmazing, incredibile”, con queste parole il politologo del trumpismo Steve Bannon commenta il governo giallo-verde italiano, al quale ascrive limiti, eppure rappresenterebbe una novità unica nel mondo, tale che rende l’Italia il “centro dell’universo politico”.

Bannon e il governo giallo-verde

Ovviamente c’è chi riterrà la considerazione di Bannon esagerata, se non del tutto errata. Ma l’accenno rimanda, per suggestione, a quel tragico ’78, anno nel quale l’Italia fu individuata da potenti ambiti internazionali, e lo fu senza ombra di dubbio, al centro dell’universo politico (vedi Piccolenote).

Certo, tante e profonde le differenze: allora c’erano in ballo gli equilibri di Yalta e la proiezione globale della Chiesa (meglio, l’altrui percezione della stessa, sul punto rimandiamo alla nota citata). Oggi è tutto cambiato.

Ma è pure vero che, oggi come allora, il gioco vero, quello profondo e per cui si fanno le guerre vere, è se sia possibile o meno un rapporto Est – Ovest meno conflittuale.

Che poi, in sintesi, è la guerra che si sta facendo contro Trump, il quale, appunto, cerca, per interesse ovviamente e non perché sia particolarmente buono, tale distensione internazionale (nonostante gli show di segno opposto).

Una linea alla quale questo governo è, a suo modo, tacitamente convergente, pur nelle ovvie distanze. A differenza dei governi precedenti, che pure vantavano prossimità con Mosca date dalla storia italiana, ma tradite in nome di subordinazioni globaliste.

Non solo certa distensione internazionale, anche la forma del governo italiano ricorda, a suo modo e nelle abissali difformità, quel ’78, quando anche allora si ebbe un governo di compromesso, anche se allora era “storico” e questo “transitorio”.

Trump e Sanders

Proprio sul compromesso politico le parole più sorprendenti di Bannon. Su quello italiano: “Un governo che mette insieme Nord e Sud, destra e sinistra, una forza più populista e una più nazionalista”.

Poi, Amazing, su quello americano… “È l’equivalente americano di Trump che lavora con Bernie Sanders, si intendono su certe cose e governano insieme“.

Amazing, sì. Ma non ditelo ai giornali mainstream, perché certe cose non le possono non solo capire, ma neanche lontanamente immaginare. Per questo non possono capire che il mondo sta cambiando. Nel profondo.

Grazie alla provvidenza, alla storia, a quel che si vuole, il mondo non è più governato solo dallo Spread o dalle Agenzie di Rating, né dalle élites di Bruxelles e dintorni.

E ciò al di là delle battaglia sulle percentuali del Def italiano, che è battaglia attuale, ma già di retroguardia.

Come spiega Bannon, l’Italia deve fare i conti con il fatto “che i mercati globali dei capitali e in particolare la Ue hanno un voto” e sarà quello sul Def, e “bisogna rendersi conto che ce l’hanno”.

“La buona notizia è che non hanno il voto finale”, aggiunge Bannon. Ché il voto finale, si può esplicitare, sarà espresso dall’esito delle battaglie, e della guerra, tra le élites senza volto della globalizzazione e gli ambiti che sostengono il ritorno (seppur moderato) degli Stati nazionali e della Politica.

E le cose ultimamente non vanno molto bene ai vecchi padroni del vapore, se si considerano, ad esempio, le elezioni di Midterm, che tali élites erano sicure di stravincere, tanto da trasformarle in una vera e propria ordalia dalla quale  Trump avrebbe dovuto uscirne incenerito.

E che invece vedono non sfavoriti candidati prossimi al presidente Usa e a Sanders (avendo i primi troppo forzato la mano, a questi ultimi, per vincere, basterà non perdere).

Ma questo è solo un particolare di un quadro in movimento, dal Mediterraneo all’Africa, dal Medio oriente all’America Latina. Todo Cambia. Anche se occorre aver la pazienza del caso: chi dal ’78 governa il mondo con ferocia spietata non allenterà tanto facilmente la presa.

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