19 ottobre

Summit a Istanbul: svolta per la guerra siriana?

Summit a Istanbul: svolta per la guerra siriana? - Nella foto Erdogan e PutinIl 27 ottobre si terrà un vertice sulla Siria a Istanbul, al quale parteciperanno i leader di Turchia, Russia, Germania e Francia. Lo ha riferito il portavoce del presidente turco Tayyip Erdogan.

Siria: il vertice della svolta?

Un annuncio più che importante per il destino della Siria, dal momento che potrebbe essere l’inizio di un dialogo serio sul conflitto che da anni tormenta Damasco tra rappresentanti dell’Occidente e la Russia.

Il fatto che la Merkel e Macron abbiano accettato l’invito indica anche che la pregiudiziale della defenestrazione di Assad, brandita dall’inizio del conflitto dai Paesi Nato e loro alleati regionali, appartiene al passato (anche se con le cautele del caso: il marchio di infamia impresso su Assad dalla narrativa mainstream non sarà cancellato tanto facilmente).

Secondo l’agenzia stampa turca Anadolu, si parlerà di Idlib, nodo ancora  irrisolto del conflitto nonostante l’accordo tra Ankara e Mosca.

Di certo, però, la Cancelliera tedesca e il presidente francese si recheranno a Istanbul anche con l’idea di partecipare alla ricostruzione della Siria. Possibilità che potrebbe essere oggetto di trattativa.

Il summit di Istanbul e l’Iran

Non solo la Siria: l’annuncio indica che la barriera maccartista frapposta tra l’Est e l’Ovest del mondo si è incrinata. Non è cosa da poco.

Peraltro è più che probabile che a margine dell’incontro si parlerà anche di Iran, dato che Germania e Francia vogliono conservare l’accordo sul nucleare stipulato con Teheran da Obama nonostante la marcia indietro di Trump e la reintroduzione delle sanzioni.

La Turchia ha dichiarato che continuerà a comprare il petrolio iraniano e la Russia è più che interessata a non far collassare il suo alleato mediorientale.

Da qui la possibilità che i leader convenuti a Istanbul possano cercare convergenze per ovviare alla stretta su Teheran e sul suo petrolio.

Il summit potrebbe anche dare inizio a un dialogo sull’influenza iraniana in Medio oriente.

Tale influenza è la preoccupazione principale del governo israeliano, tanto da divenire il focus della criticità mediorientale.

Tel Aviv era convinta vi fosse una soluzione militare al problema. Da qui la campagna di bombardamenti condotta contro asseriti obiettivi iraniani in Siria.

L’invio degli S-300 russi a Damasco ha cambiato tutto. E se in un primo momento il governo di Israele era convinto di poter perseverare sulla via intrapresa, ora non appare più così sicuro.

L’ultima – in senso temporale – possibilità di rompere lo stallo è svaporata in fretta. Il governo ucraino aveva infatti dichiarato di aver comunicato a Israele i segreti degli S-300, noti all’esercito di Kiev in quanto ex alleato di Mosca.

Oggi l’amara sorpresa, peraltro ovvia: un comunicato del Ministero della Difesa russo spiega che gli S-300 inviati in Siria sono stati modificati per renderli più efficaci.

Annunci incrociati

Nuovo stallo. Pericoloso, perché qualcuno potrebbe essere tentato di romperlo con iniziative inconsulte. Da qui la necessità di trovare vie di uscita accettabili dalle parti.

Un summit che segnala una svolta dunque, anche al di là delle possibilità che offre, più o meno reali, più o meno realizzabili.

L’annuncio del vertice di Istanbul avviene quasi in contemporanea con un altro, non meno importante: il Cremlino ha reso pubblico che la settimana prossima il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton incontrerà Vladimir Putin.

Avevamo accennato a tale possibilità come sviluppo più che significativo per una ripresa del dialogo Est-Ovest. Si è realizzata.

Ulteriore segno che qualcosa, nel profondo del mondo, sta cambiando. Nel segreto, nel silenzio, come accade per la foresta che cresce che, come recita il proverbio, fa meno rumore dell’albero che cade.

Ps. A proposito di buone notizie, oggi la “nuova” che Stati Uniti e Corea del Sud hanno sospeso le esercitazioni militari comuni previste a breve, per favorire il processo di pace intrapreso con la Corea del Nord.

Annuncio che si incrocia, anche qui, con un altro dello stesso segno: il presidente Moon Jae-in ha trasmesso ufficialmente a papa Francesco l’invito a visitare la Corea del Nord, compito a lui affidato dal presidente nordcoreano Kim Jong-un. Il papa ha accettato la storica richiesta (anche se è tutto ancora da definire).

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