12 ottobre

Il cardinale Coccopalmerio e la Cina

Il cardinale CoccopalmerioUna bomba quella sganciata dal sito LifeSite al cardinale  Coccopalmerio, presidente emerito del Pontificio consiglio per i testi legislativi.

Sarebbe stato colto sul fatto a un festino gay a base di cocaina, che era costato l’arresto al suo segretario monsignor Luigi Capozzi nel 2017.

Non solo il segretario, secondo le voci raccolte dal sito sarebbe stato arrestato anche il porporato.

La notizia è stata ripresa da vari giornali, tra cui Libero, che titola: “Papa Francesco, in Vaticano arrestato il cardinale Coccopalmerio: il party omosex e droga”. Che, quando l’abbiamo letto, abbiamo subito pensato che fosse stato arrestato oggi, immaginandoci foto del cardinale portato via in manette.

Titolo a effetto, insomma, che però rende l’idea di quanto sia succosa la notizia dell’arresto di un presule. Specie se collegabile a papa Francesco, nome che fa vendere copie.

Il cardinale Coccopalmerio ha annunciato querele, quindi non entriamo nel merito, in attesa di chiarimenti.

Quel che invece ci piace sottolineare è il modo in cui abbiamo appreso la notizia. Ci si perdoni l’accento personale, che in genere evitiamo, ma riteniamo sia utile alla nota.

Stavamo leggendo Global Times, media cinese di certo interesse, anche perché meno ingessato di altri mezzi di informazione del celeste impero.

E ci eravamo imbattuti in un’intervista del porporato realizzata da Li Ruohan, inviato ad Astana per seguire i lavori di un incontro interreligioso al quale partecipava (presiedeva) il presule.

Un’intervista di interesse, perché  Coccopalmerio aveva affidato al suo interlocutore parole di dialogo tra la Chiesa e Pechino, spiegando che l’intesa tra Santa Sede e governo cinese avrebbe favorito l’unità tra i cattolici cinesi (divisi tra Chiesa cattolica e Chiesa patriottica) e aperto la strada a un fecondo dialogo tra Pechino e il Vaticano.

Cercando altre note similari, mi sono appunto imbattuto nell’arresto del porporato. Confrontando le date, mi accorgo che l’intervista a Global Times porta la data 10 ottobre, l’articolo di LifeSite è datato 11 ottobre.

Anche l’articolo di questo sito, come quello di Global Times, indica, come luogo di stesura (spesso è citato in esergo a un pezzo): “Astana”.

Una location alquanto bizzarra per un articolo siffatto, che non riporta appunto quanto avvenuto nella capitale del Kazakistan, ma quanto sarebbe avvenuto in Vaticano nel passato.

Così, mi sono ricordato un’altra coincidenza, pregressa ma non troppo, che riguarda l’attacco di monsignor Carlo Maria Viganò al Papa. Non tanto la missiva, quella in cui ne chiedeva le dimissioni, del 1º settembre.

Dopo quella missiva, che suscitò scalpore, ci fu un periodo di ovvia turbolenza. Che pure parve a un certo punto placarsi.

Il 28 settembre, il monsignore riprende la parola per criticare il Papa. Il 22 settembre c’era stato l’Accordo provvisorio con tra Cina e Santa Sede (Piccolenote).

Coincidenza temporale non puntuale la seconda, più che puntuale la prima. Le segnaliamo, appunto come coincidenze temporali, aggiungendo che l’accordo tra Santa Sede e Cina, comunque lo si voglia giudicare (anche male), appartiene alla Storia, quella con la S maiuscola, dal momento che segna un mutamento epocale, anche dal punto di vista geopolitico (vedi, ad esempio, cenno di papa Giovanni Paolo II in Piccolenote).

Quanti seguono il nostro sito, oppure leggono anche distrattamente i giornali, sanno bene le tensioni che lo sviluppo economico della Cina sta suscitando in taluni ambiti d’Occidente.

Coincidenze, appunto, nulla più. Anche se, in una parte riposta della memoria riaffiora una delle frasi più citate del senatore Andreotti, che per l’accordo tra Santa Sede e Cina ha a lungo lavorato sottotraccia, anche, e non solo, attraverso il mensile 30Giorni: “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Ps. Val la pena aggiungere, come nota di colore che pure ci sta bene, che Astana non è città qualsiasi. Qui ha preso piede, su iniziativa di Mosca, il meno storico, ma pure importante, accordo tra Russia – Iran e Turchia sulla Siria, che tanta ostilità ha destato negli ambiti che hanno alimentato-alimentano il regime-change siriano.

Città dunque ignota ai più, ma diventata più che simbolica negli ultimi anni. Simbolo di resistenza ai disegni partoriti dall’esoterismo neocon. Nota di colore, nulla più.

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8 febbraio

Omelie brevi