28 settembre

Netanyahu, i palestinesi e gli S-300 russi

La soluzione del conflitto israelo-palestinese è nella creazione di “due Stati“. Così  Trump in una conferenza stampa tenuta con Netanyahu a margine della plenaria dell’Onu.

Trump e i “due Stati”

È la prima volta che il presidente americano indica questa formula, che la diplomazia americana sembrava aver obliata.

Su Haaretz Chemi Shalev si interroga sulla novità. E si chiede se sia una delle tante boutade di Trump, che finora ha trattato la controversia a colpi di accetta.

Tanto da usare il ricatto economico contro i palestinesi: gli ha tagliato i fondi per ridurli alla ragione, “finché non si inginocchiano e chiedono di riprendere i colloqui”.

Una determinazione che Shalev  commenta così: “Quando, durante il mandato britannico della Palestina, il comandante delle forze inglesi, Evelyn Barker, disse qualcosa di simile sugli ebrei dopo l’attacco al King David Hotel di Gerusalemme, fu marchiato come antisemita e destinato ad essere assassinato dal movimento clandestino” ebraico.

Eppure, dopo tanti tragici errori, Trump ha usato la formula magica.

“Anche se non porterà a nessuna svolta – scrive il cronista di Haarezt -, la decisione di Trump di pronunciare le parole ‘soluzione dei due stati’ riporta gli sforzi di pace alla realtà, all’unica soluzione possibile, quella accettata dal 99% della comunità internazionale. Le stesse mani che hanno fatto deragliare il treno della pace, ora lo hanno rimesso leggermente in pista”.

Netanyahu non ha ribattuto a questa esternazione, avversa alla sua linea. Perché, secondo Shalev, non voleva “rovinare lo spettacolo del suo benefattore americano”.

Netenyahu e lo “Stato” palestinese

Il premier israeliano, infatti, non si è detto contrario all’uso del termine “Stato” per identificare la Palestina, aggiunge Shalev, purché, però, Israele abbia il pieno controllo della sua sicurezza.

Se cioè, dettaglia Shalev, per “Stato si intenda un’entità che accetta un esercito straniero [quello israeliano, ndr.] che invade il suo territorio, pattuglia le sue strade e trattiene i suoi cittadini ogni volta che lo ritenga necessario”.

Non solo, aggiunge Shalev, i palestinesi dovranno “riconoscere Israele come Stato ebraico, rinunciare al ‘diritto al ritorno’ – anche nel loro Stato – e dimenticare di avere Gerusalemme come capitale”. Condizioni inaccettabili dalla controparte.

Detto questo, ormai il sasso è stato “lanciato nel pozzo”, e, nonostante i tentativi che faranno gli avversari di tale soluzione di “distorcere” l’asserzione di Trump, “non riusciranno a tirarlo fuori”.

Insomma, nonostante Shalev sia più che critico verso il “dinamico duo” Trump – Netanyahu, dà un’interpretazione positiva dell’accaduto.

Netanyahu e gli S-300 russi

In realtà l’incontro Trump Netanyahu era stato fissato per altro. Il premier israeliano era volato in America nella speranza di ottenere il sostegno di Trump nel confronto con i russi, i quali hanno deciso di dare gli S-300 a Damasco per frenare i raid israeliani contro le milizie iraniane affluite in Siria (vedi Piccolenote).

Questa la spiegazione dell’incontro anche del sito israeliano Debkafile, secondo il quale Netanyahu sarebbe andato a vuoto: Trump ha riaffermato con forza l’alleanza Washington – Tel Aviv, ma non è andato oltre.

Così, quando i due leader si sono presentati in conferenza stampa, si sono ritrovati a “non aver nulla da dire”. E, tanto per dare un contenuto al vertice, Trump ha parlato della controversia israelo-palestinese.

Anche in questa prospettiva il commento di Shalev resta interessante. Mentre va registrato con certa sorpresa il giro a vuoto di Netanyahu, il quale, secondo Debka, dovrà risolvere la questione in un incontro con Putin.

Dal canto suo, il presidente russo starebbe trattando con Teheran. Nel tentativo di smorzare la tensione siriana, Putin vuol offrire a Netanyahu questo accordo: l’Iran si impegna a non inviare armi in Siria e Israele pone fine ai raid contro Damasco.

Difficile che Netanyahu possa accettare la proposta. Ma con gli S-300 in Siria la situazione è cambiata. Vedremo.

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