14 agosto

Torna il Terrore

L’Isis è ancora vivo ed è legione in Siria e Iraq: sono tra i 20mila e i 30mila i miliziani del Terrore ancora attivi nei due Paesi. E ciò nonostante le sconfitte subite. A rivelarlo un rapporto del Security Council delle Nazioni Unite (New York Times).

Non solo Iraq e Siria: l’Isis è presente con circa 4.500 agenti in Afghanistan, 3-4mila in Libia e alcune centinaia in Yemen. Legione, appunto.

La notizia di questa forte consistenza dell’Isis fa pendant con l’inusitata e inattesa campagna dei talebani contro la città di Ghazni, in Afghanistan.

Una sortita di alto valore strategico, dato che la città collega Kabul a Kandahar. Se l’offensiva riesce, consegnerà l’intero Sud del Paese, parte del quale già controllato dai talebani, a questa formazione legata ad al Qaeda.

L’esito dello scontro nella città è ancora incerto, dato l’afflusso delle truppe governative, ma intanto i morti si contano a centinaia.

Un’offensiva inattesa anche perché a fine luglio i capi talebani si erano incontrati nel Qatar con alti funzionari Usa.

Evidentemente quell’incontro li ha rafforzati: il fatto che gli americani si siano mostrati concilianti gli ha infuso nuovo coraggio. Tanto da rilanciare la sfida.

L’offensiva avviene dopo che, con la vittoria di Imran Khan alle presidenziali in Pakistan, sembrava potesse instaurarsi un asse Kabul-Islamabad contro il Terrore (vedi Piccolenote).

Così questa offensiva, che mira a creare una zona cuscinetto made in al Qaeda tra il Pakistan e l’area afghana controllata da Kabul, può essere letta come una guerra preventiva del Terrore, per rendere meno facile la realizzazione di tale asse.

Al Qaeda non si rafforza solo in Afghanistan: secondo il rapporto la guerra in Yemen ha, infatti, prodotto “un ambiente fertile” all’organizzazione.

In questo Paese al Qaeda conduce una guerra parallela a quella tra la coalizione a guida saudita e i ribelli houti. Una guerra che vede indebite convergenze tra la coalizione stessa e i miliziani del Terrore (vedi Piccolenote).

La legione del Terrore non si esaurisce a queste aree: cellule attive e truppe jihadiste sono presenti in Africa Nord -Occidentale e in altre parti dell’Asia,da Boko Haram in Nigeria, agli Shebab della Somalia, all’Isis nelle Filippine e altrove.

Gli esperti dell’Onu “ritengono che i fattori alla base del terrorismo siano tutti presenti e forse più acuti che mai”. Insomma, il motore della macchina può ripartire. Anzi, come è evidente, in alcuni luoghi è già ripartito.

Da notare che uno dei fattori vincenti del contrasto all’Isis è stata la creazione di un asse Iran-Iraq. Sono stati i miliziani iraniani a guidare il fragile esercito iracheno alla riconquista del terreno perduto (e qui come in Siria).

Ora le cose sono cambiate. L’Iraq sta rompendo con l’Iran, per volere degli Stati Uniti che hanno sanzionato Teheran, tanto che Il primo ministro Abadi ha annullato un viaggio in Iran.

Una incrinatura dei rapporti, finora stretti, che potrebbe diventare rottura: le ultime elezioni hanno designato Muqata al Sadr come kingmaker del futuro iracheno. E il chierico sciita è fautore di un allontanamento di Baghdad da Teheran.

Per quanto scritto, ciò potrebbe favorire un nuovo attivismo Isis nel Paese e soprattutto nella confinante Siria, dove le cellule ancora attive, in guerra aperta con Damasco sul fronte meridionale, potrebbero rafforzarsi.

Insomma, la svolta anti-Teheran impressa agli Stati Uniti dagli ambiti anti-iraniani (neocon e liberal) non aiuta. E il feroce braccio di ferro ingaggiato da tali ambiti con l’Europa per costringerla ad adeguarsi a tale determinazione provoca disastri.

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