11 agosto

Erdogan e il nodo Idlib (e Afrin)

Lo scontro Turchia-Stati Uniti a suon di dazi si sta dipanando in parallelo ad un’altra criticità, che contrappone Recep Erdogan all’altra parte del mondo e riguarda la Siria.

La sfida Assad- Erdogan su Idlib e Afrin

Assad vuole restituire alla Siria la provincia Idlib, un’area siriana al confine con la Turchia controllata da milizie jihadiste egemonizzate da al Nusra (al Qaeda siriana).

E, insieme, anche il cantone curdo di Afrin, al centro di colloqui e accordi con i curdi del Pkk e Pyd, che, seppellita l’ascia di guerra, hanno trovato un’intesa con Damasco in tal senso.

Entrambe le aree sono sotto il controllo della Turchia: diretto quello esercitato su Afrin, per interposte milizie quello su Idlib.

Le aspirazioni siriane pongono Damasco in aperta contrapposizione con Ankara.

Un problema per Putin, che in questi anni ha sostenuto lo sforzo bellico di Assad contro i suoi nemici, ma ha anche stretto rapporti nuovi con Erdogan, in precedenza suo irriducibile avversario (una svolta avvenuta con il fallito colpo di Stato in Turchia, vedi Piccolenote).

Un problema non nuovo. Nel gennaio di quest’anno Damasco aveva provato a riprendere Idlib. Ma dopo le prime vittorie si era trovata contro l’esercito turco, giunto in zona a dar man forte ai propri miliziani di fiducia.

Lo scontro aperto tra i due eserciti fu evitato per un soffio grazie all’intervento di Mosca, che in un primo momento ha fermato i turchi, minacciando di intervenire in difesa di Assad. Poi convincendo quest’ultimo a dirottare le sue attenzioni altrove, ovvero verso la Siria meridionale.

Ripreso il controllo del Sud, anche se continuano gli scontri con l’Isis che controlla zone situate nei pressi della base americana di al Tanf, ora per Damasco torna a riproporsi il nodo Idlib.

Erdogan in passato aveva avvertito che un attacco di Damasco contro Idlib avrebbe reso nulli gli accordi di Astana, ovvero le intese sulla Siria raggiunte sotto l’egida russa da Iran, Siria e Turchia.

Una minaccia seria per Putin, che sulla riuscita di Astana e sul rapporto con Erdogan punta molto.

Alla quale deve aver acconsentito alquanto malvolentieri, stante che considera legittime, e in linea con le direttive strategiche russe per il Medio oriente, le aspirazioni di Assad sulla ricomposizione dell’integrità nazionale siriana.

Diversi scenari

Ma come sempre accade, la storia non si ripete sempre del tutto eguale a se stessa. Così la questione Idlib si ripresenta in un quadro alquanto mutato.

Erdogan sta affrontando una sfida esistenziale nel confronto con gli Stati Uniti. I dazi imposti da Trump stanno devastando l’economia turca.

Il sultano turco non si piega, come ha spiegato anche in un editoriale del New York Times. Anzi minaccia di porre fine dell’alleanza strategica con Washington, in verità alquanto logorata dopo il fallito colpo di Stato in Turchia.

Il che vuol dire che il rapporto con Mosca per Erdogan è più vitale che mai. Di ieri una telefonata col Cremlino, nella quale certo ha discusso la questione.

Cosa vorrà dire questo per la criticità Idlib è ancora presto per dirlo. Ma certo Putin ora si trova in una posizione di forza e i suggerimenti all’ambiguo alleato, volti a fargli accettare soluzioni conciliatorie con Damasco, possono suonare più autorevoli.

Lo scarno report della telefonata Erdogan – Putin che si legge sul sito ufficiale del Cremlino dà la misura di una certa cautela da parte dello zar russo.

Tre righe, nulla più: i due hanno parlato della situazione attuale e futura; e degli scambi commerciali, in particolare nel settore energetico. Nulla sulla Siria, che pure è criticità primaria.

Vedremo. Erdogan finora ha giocato su due sponde, coltivando ambigui rapporti con Putin e un dialogo intermittente con Washington. Oggi rischia le pelle, stante che lo strangolamento economico, creando malcontento, potrebbe favorire un altro golpe.

Può cedere, continuando il gioco bipolare. O può decidersi per un’alleanza più stretta con Putin, come ha minacciato sulle pagine del New York Times. La partita Idlib si gioca in questo quadro. Più favorevole ad Assad.

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