2 agosto

Accordo Hamas – Israele?

aria di accordo tra Hamas e Israele. Nella foto, NetanyahuC’è aria nuova in Palestina. Sembra sia vicino un accordo tra Hamas e Israele. Una svolta. Erano giorni che la possibilità era nell’aria, nonostante gli scontri al confine della Striscia. E sembra proprio sia arrivato il momento.

La lunga contesa di confine tra Israele e Hamas

Netanyahu, scrive Haaretz, ha cancellato in tutta fretta un viaggio in Colombia per seguire da vicino gli avvenimenti.

È la prima volta che fa una cosa del genere. Segno che gli sviluppi del dialogo sottotraccia tra gli israeliani e Hamas hanno sorpreso anche lui.

L’Egitto ha fatto la sua parte, sostenendo e alimentando il dialogo tra avversi.

L’apertura viene dopo mesi di tensione, che iniziano con l’elezione di Gerusalemme a capitale di Israele da parte di Trump.

Iniziativa che innesca manifestazioni alla frontiera israeliana, affrontate con determinazione più che eccessiva dall’IDF (Israel Defense Forces).

Poi è la volta della crisi degli aquiloni e palloncini incendiari, che i palestinesi iniziano a far volare oltreconfine incendiando i campi israeliani.

Un nuovo modo di far guerriglia che ha messo a dura prova l’esercito israeliano, le cui difese si sono dimostrate impotenti contro marchingegni tanto rudimentali.

Certo, si poteva intervenire con determinazione sui lanciatori, ma finora l’esercito israeliano si è rifiutato di farlo (vedi Piccolente).

E mentre si dipanava la crisi dei palloncini/aquiloni, che addirittura minacciava di diventare tempesta (una nuova guerra di Gaza è stata più volte minacciata), evidentemente i negoziati sono andati avanti.

E ciò nonostante non siano mancati episodi che potevano portare a un’escalation.

Per i palestinesi morti durante le incursioni israeliane. E per due operazioni di Hamas oltreconfine: l’uccisione di un soldato israeliano da parte di un cecchino palestinese e l’attacco di un palestinese alla colonia di Adam, che ha causato un morto e due feriti civili.

Le trattative sottotraccia

Ma nonostante tutto, si è continuato a negoziare. E ora sembra che il tempo si sia fatto breve.

Tanto che Timesofisrael annuncia l’arrivo nella Striscia di Gaza di Saleh al-Arouri, uno dei più autorevoli esponenti di Hamas, il quale avrebbe avuto rassicurazioni circa la sua incolumità durante l’inusitata visita.

A margine di questo movimento politico, Haaretz segnala che Israele ha fatto arrivare nella Striscia attrezzature per la costruzione di un impianto di desalinizzazione, in grado di creare 8 bacini d’acqua dolce per far fronte all’emergenza idrica dell’area.

Scrive Yaniv Kubovich su Haaretz: “Nei giorni scorsi alcuni alti funzionari dell’IDF si sono incontrati con un certo numero di interlocutori per consentire la costruzione immediata di ulteriori serbatoi”.

“Negli ultimi mesi – aggiunge Kubovich – l’esercito israeliano ha insistito affinché si facesse qualcosa per alleviare la crisi umanitaria a Gaza, in particolare sulla questione dell’acqua”.

La violenza scoppiata nella Striscia, infatti, è figlia della grave situazione umanitaria in cui versa la popolazione, come da tempo il Comando dell’IDF cerca di spiegare ai leader politici israeliani.

Questo passo fa intendere come per la prima volta da anni Israele sembra voglia affrontare la criticità di Gaza in modo diverso dal passato.

E, allo stesso tempo, che il dialogo sottotraccia tra Hamas e Israele ha assunto contorni ben definiti, con risultati altrettanto definiti.

Certo, non si può dar per scontato nulla nella magmatica situazione israelo-palestinese. E tutto può saltare. Ma i segni di uno sviluppo positivo del dialogo sono evidenti.

Sviluppi tutti da scoprire

Difficile dire cosa comporterà tutto questo. Se cioè si possa arrivare a qualcosa di più ampio di una tregua concordata e duratura.

Se cioè Hamas accetterà lo Stato Israeliano, in modi e forme da definire, e se Tel Aviv toglierà all’organizzazione palestinese l’etichetta di terrorista (e se accetterà uno Stato palestinese. ma ciò al momento appare più che difficile). Che poi sono i nodi cruciali di questa lunga contesa.

Né si può prevedere che conseguenza possa portare un’eventuale conciliazione Hamas – Israele nel complesso ambito palestinese, dato che i rapporti tra l’autorità nazionale palestinese che governa la Cisgiordania e Hamas sono sempre stati problematici.

Resta l’attesa per la possibile svolta. Che coincide temporalmente con la fine delle operazioni dell’esercito di Damasco nel Sud della Siria. E non sembra un caso.

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