30 luglio

Gli Usa: la guerra all’Iran non è così facile…

marines Usa si riposanoGli Usa stanno preparando un attacco contro l’Iran. Questa la notizia che alcuni giorni fa è rimbalzata su tutti i media internazionali, riferita da imprecisati membri del governo australiano.

La Guerra all’Iran? Una boutade… 

Una corbelleria, come ovvio, ché non si prepara un conflitto così importante in tre giorni. Smentita, infatti, dal Primo ministro australiano Malcolm Turnbull (The Guardian).

Non solo Turnbull, anche il ministro della Difesa Usa James Mattis ha negato la circostanza (The Hill). Una notizia falsa, fatta circolare presumibilmente per incrinare ancora di più i rapporti tra Usa e Iran.

Non che gli Stati Uniti non abbiano nel cassetto piani del genere. Ma un conto è una vaga pianificazione, utile al massimo come base di partenza, altro è un piano attuale, che necessita ulteriore, e tanta, preparazione.

Tra queste pianificazioni c’è n’è una molto recente, del 2017, che dà un’idea della complessità di un eventuale conflitto importante con l’Iran. Lo riporta un media Usa molto autorevole, Foreign Policy.

Un rapporto più che (d)istruttivo

Un conflitto con Teheran “richiederebbe agli Stati Uniti di schierare 21 squadroni di caccia dell’Aeronautica Militare, cinque squadroni di bombardieri pesanti, sei squadroni di caccia del Corpo dei Marines, 18 sottomarini d’attacco, quattro portaerei, una concertazione di intelligence…”

“… mezzi di sorveglianza e di ricognizione, sei battaglioni di fanteria dei marines, tre brigate dell’esercito e un gran numero di forze speciali – oltre a una moltitudine di droni, satelliti, incrociatori, fregate, navi e aerei da rifornimento e batterie terra-aria”.

“In altre parole – conclude il rapporto – “una guerra con l’Iran richiederebbe all’aviazione americana (ad esempio) di schierare quasi la metà delle sue squadre di caccia (sono 55 in tutto) in un singolo conflitto. Potrebbe farlo, ma a stento”.

Gli allarmi dei generali Usa

Un rapporto che va integrato con altre informazioni raccolte da Foreign Policy all’interno delle Forze armate. Fonti che spiegano che le continue guerre combattute dall’America dal 1993 ad oggi hanno logorato le Forze armate Usa.

Tanto che “il 30 per cento dei velivoli dell’Aeronautica non è in grado di compiere una missione”; allo stesso tempo si registra un deficit di “piloti esperti”: ne mancherebbero all’appello almeno 2000.

Non solo l’aviazione: “Nel 2016 il vice Capo di Stato maggiore dell’esercito, Daniel Allyn, ha ammesso che solo un terzo delle sue forze sono a ‘livelli accettabili di preparazione'”.

Inoltre, lo scorso gennaio, un gruppo di alti ufficiali della Marina ha reso noto che “il combinato disposto di impegni costanti e risorse in diminuzione” potrebbe aver reso la Marina “più che esigua, vetusta e deteriorata”.

Infine, nel 2016, il generale dei Marines John Paxton ha dichiarato che “metà delle unità dei Marines” presentava “carenze di personale, attrezzature e addestramento”.

La guerra: boutade pericolosa…

Né una guerra del genere finirebbe con un’eventuale caduta di Teheran: durerebbe tempo, certo più della decennale guerra irachena stante la vastità del territorio iraniano e la complessità della sua orografia, che ne rende difficile il controllo. Logorando ancora di più l’apparato militare Usa.

Allora, se la guerra non è neanche all’orizzonte, perché propalare la notizia di un imminente attacco?

Più che probabile che si tratti di una polpetta avvelenata, tesa a creare nuove diffidenze sull’asse Washington-Teheran dopo l’inattesa apertura distensiva di Trump, che si è detto pronto a un nuovo accordo con Teheran (vedi Piccolenote).

Apertura che ha trovato positivo riscontro nel Paese degli ayatollah, tanto da dar vita a una trattativa segreta (vedi Piccolenote).

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