25 luglio

India e Cina si contendono l'Africa

Tour parallelo in Africa per Nerendra Modi e Xi Jinping (nella foto)L’India insegue la Cina in Africa. Un’immagine plastica rimandata dal tour africano nel quale sono impegnati in questi giorni i rispettivi leader, che vede il premier indiano Nerendra Modi incontrare il presidente del Ruanda Paul Kagame subito dopo l’incontro tra quest’ultimo e il presidente cinese Xi Jinping.

Xi e Modi d’Africa

La tappa in Ruanda è avvio quasi obbligato per il tour dei due leader asiatici, dal momento che Kagame attualmente oltre ad essere presidente del ricco Paese africano è anche presidente dell’Unione africana.

Un viaggio parallelo, che porterà Modi e Xi in vari Paesi africani diversi, come diversi sono i rispettivi interessi.

Sembra che si sia avviata una corsa al Continente dimenticato da parte dei due giganti asiatici per carpirne le immani ricchezze, spodestando i vecchi padroni coloniali.

Una competizione serrata, quella tra Modi e Xi, secondo i media occidentali, ormai soliti a una lettura piana della geopolitica.

Secondo il Global Times tale spiegazione sarebbe frutto di una mentalità coloniale, ché invece la duplice visita non vedrebbe affatto una competizione obbligata.

“La Cina contribuisce in modo significativo alla costruzione di infrastrutture in Africa ed è in grado di fornire investimenti e tecnologia”, mentre l’approccio indiano è volto allo “sviluppo delle risorse umane attraverso l’istruzione, la formazione professionale e l’incremento delle competenze”.

“Poiché la Cina sta incrementando il sostegno allo sviluppo economico dell’Africa attraverso l’iniziativa Belt and Road [la nuova Via della Seta]”, prosegue il media asiatico, “ci sono ampie opportunità di cooperazione tra Pechino e Nuova Delhi”.

Peraltro, il fatto che in Africa non ci siano interessi strategici essenziali da difendere per entrambi i Paesi, secondo il Global Times, priva la competizione di fattori esistenziali di contrasto.

Insomma, se è vero che le due potenze sono in concorrenza, in Africa potrebbero trovare spazi di cooperazione di reciproco interesse.

Lo sviluppo dei giganti asiatici. L’Occidente arranca

Al di là delle diverse letture del tour, l’assalto all’Africa da parte dei due giganti asiatici indica un altro cambiamento globale: l’Occidente è incalzato anche nelle sue colonie dalle potenze emergenti.

Un altro spunto di riflessione è quello che vede i due giganti asiatici affamati di materie prime, delle quali l’Africa è ricchissima, proprio perché la loro produzione industriale sta sviluppandosi in maniera massiva. Al contrario dell’Occidente che vede un periodo di stagnazione.

Non è solo un problema di crescita o decrescita, c’è una differenza anche qualitativa tra l’economia occidentale e quella asiatica.

L’Occidente si è ormai consegnato alla Finanza, che non produce né ha bisogno di produrre per alimentarsi.

Peraltro l’egemonia della Finanza sulla cosiddetta Old economy fa sì che quest’ultima sia “costretta” e abbia margini di manovra più che limitati.

Un assetto che peraltro ha insito il rischio che le grandi imprese non solo sviluppino in parallelo le vie finanziarie e quelle produttive (vedi la Fca italiana), ma a volte privilegino le prime rispetto a queste ultime, come evidenziato anche nel caso di vari dissesti del recente passato italiano (Cirio, Parmalat).

L’economia della Cina e dell’India conoscono uno sviluppo più libero e quindi più prospero proprio perché le vie finanziare, che pure esistono, non hanno preso il sopravvento su quelle della produzione.

Così mentre l’Occidente ristagna in una crisi che lo sta perdendo, i giganti asiatici stanno sviluppandosi a ritmi elevati, tanto che il futuro sembra sorridere più a loro che all’Occidente.

Un destino scritto, a meno che le dinamiche economico-finanziarie occidentali non mutino. È quel che sta provando a fare Trump, con modalità aggressive e a volte stolide, ma il tentativo deve ancora rivelare le sue potenzialità globali, oltre che quelle nazionali, dove ha pure certa efficacia.

Potrebbe infatti rivelarsi tardivo e quindi non adeguato a conservare la leadership economica mondiale agli Stati Uniti.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page