3 luglio

Siria: la guerra di Daraa e il Golan

carro armato sul Golan. DaraaL’offensiva dell’esercito siriano nella provincia di Daraa, nel Sud del Paese, suscita nervosismo in Israele, che ha allertato il suo esercito e ha mandato un messaggio inequivocabile ad Assad: se i militari di Damasco entrano nella zona de-militarizzata istituita con gli accordi del ’74 (dopo la guerra dello Yom Kippur), sarà guerra.

La lenta ripresa di Daraa

Ad oggi Damasco ha ripreso oltre metà della provincia di Daraa, mentre all’inizio dell’operazione ne controllava il 30%. La lentezza con la quale si sviluppa la campagna, nonostante l’impiego massiccio di forze, che vede i siriani affiancati a miliziani di hezbollah e all’aviazione russa, ha diverse ragioni.

Anzitutto Damasco intende limitare il numero delle vittime, tanto che le operazioni sono accompagnate da intense trattative con le milizie jihadiste e la popolazione civile per ottenerne la resa.

Iniziativa che ha dato frutti: gran parte del territorio di Daraa riconquistato è stato ripreso proprio grazie al passaggio di milizie e civili locali nel campo avverso.

In secondo luogo Damasco deve ponderare ogni passo, per evitare incidenti di percorso con il potente vicino israeliano, che sta a guardare quanto avviene presso il suo confine con malcelata diffidenza.

Tanto che domenica ha rafforzato il contingente militare sul Golan, l’altopiano che controlla da decenni, mandando un chiaro messaggio oltreconfine.

La sovranità del Golan

Già, il Golan: in realtà lo schieramento a presidio dell’altopiano sembra nascondere altro. In Israele sta montando una campagna per chiedere alla comunità internazionale che riconosca la sovranità israeliana sul Golan.

Un’iniziativa alla quale sta dedicando tutte le sue forze il repubblicano, ed ex candidato alla Casa Bianca, Ted Cruz.

Di tale campagna, che gode del sostegno del governo di Tel Aviv, abbiamo già accennato in altra nota.

Ma è salita di livello. Alcuni giorni fa la richiesta è stata avanzata in modo esplicito da Yar Lapid, fondatore del partito centrista  Yesh Atid, e Moshe Ya’alon, ex ministro della Difesa e probabile candidato nel partito di Lapid.

La richiesta è stata elaborata in uno scritto nel quale i due fanno riferimento ad Assad come a un pazzo sanguinario, al quale dovrebbe essere sottratto tale territorio per preservarlo dalla sua crudeltà, quella che avrebbe fatto strame del suo popolo nella tormentata guerra siriana.

Argomentazione invero alquanto bizzarra, dato peraltro che il Golan non appartiene ad Assad, ma al popolo siriano.

In quanto ai promotori della missiva, occorre tener presente che buona parte dei siriani non ha simpatia per l’ex ministro della Difesa israeliano, date sue dichiarazioni pregresse sulle sua preferenza per l’Isis rispetto agli iraniani (vedi Yediot ahronot), che pure l’Isis hanno combattuto.

Una vicenda, quella del Golan, che ha vaghe, e invero aleatorie, analogie con l’annessione della Crimea da parte di Mosca, causa di tanto contrasto con l’Occidente.

Ma al di là delle controversie e dei paragoni più o meno congrui, resta la richiesta, che non è più voce dal sen fuggita, ma solida campagna.

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