14 giugno

Yemen: l’attacco a Hodeyda o dell’ecatombe

Sauditi ed emiratini attaccano HodeydaLe forze degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita hanno attaccato il porto di Hodeyda (al Hudaida), nel tentativo di strapparlo agli houti. Sono ormai tre anni che i ribelli hanno detronizzato il presidente Abdrabbuh Mansour Hadi che le petromonarchie del Golfo stanno tentando di riportare al potere, riportando il Paese sotto il suo controllo.

Una guerra sanguinosa e dimenticata dai media, che sta dischiudendo un’altra pagina, se possibile ancora più tragica delle precedenti.

Cronaca di un’ecatombe annunciata

“Poiché il 70 percento delle spedizioni di cibo e aiuti diretti allo Yemen arrivano attraverso il porto – si legge su un editoriale del Washington Post -, le Nazioni Unite e tutte le principali agenzie umanitarie hanno avvertito delle terribili conseguenze per i 22 milioni di yemeniti che già dipendono da aiuti esterni, inclusi gli 8 milioni che vivono sull’orlo della carestia. Hanno chiesto ai sauditi e agli emirati di desistere e accordare più tempo per cercare una soluzione diplomatica” alla guerra.

Gli Stati Uniti, che appoggiano i sauditi in vari modi, dalla vendita di armi all’intelligence, secondo il WP, saranno considerati “complici” di una tragedia epocale, se il risultato di questa offensiva sarà quello previsto dai responsabili delle agenzie umanitarie che operano nel Paese.

Infatti, secondo tali funzionari, le conseguenze dell’attacco saranno: “fame, epidemie e altre sofferenze, maggiori di qualsiasi altra tragedia il mondo abbia visto negli ultimi decenni”.

Ciò accade in un Paese che registra la “peggiore epidemia di colera avvenuta della storia, con oltre 1 milione di persone infette”, scrive ancora il WP.

Attaccare Hodeyda per far fallire la pace

Non si tratta solo di precipitare uno dei Paesi più poveri del mondo in un abisso ancora più buio, ma anche di una scellerata iniziativa militare volta a minare in maniera forse irrevocabile le trattative che, pur sottotraccia, sono state avviate per porre fine al conflitto.

Secondo l’ex ministro degli Esteri britannico David Miliband, ora direttore dell’International Rescue Committe, “L’attacco al porto è un assalto alle possibilità di un accordo politico oltre che un pericolo per la vita dei civili”.

La direttrice generale dell’Unicef, Henrietta Fore, ha dettagliato, infine, che l’attacco alla città portuale mette a rischio la vita di 300mila bambini.

Gli houti sanno che sul destino del porto di Hodeyda si gioca la vittoria o la sconfitta della guerra. Se cade, difficilmente potranno far fronte ulteriormente ai loro avversari.

Così difenderanno strenuamente la città, finora risparmiata dal conflitto grazie all’intercessione dell’Onu e delle agenzie umanitarie che avevano paventato l’ecatombe.

A quanto pare sauditi ed emiratini hanno messo da parte ogni remora. Ed ecatombe sarà, a meno di un freno dell’ultima ora. L’Onu sta tentando qualcosa.

Abbiamo scritto altre volte che il conflitto yemenita attira un’attenzione mediatica ben minore di quello siriano, nonostante sia altrettanto, se non più feroce.

Andrebbe aggiunto che per molto meno alla Siria sono state imposte sanzioni internazionali, che ancora strangolano la popolazione.

Ma Ryad e Dhabi hanno il petrolio, sono ingaggiate contro l’Iran, comprano armi occidentali per miliardi di dollari… insomma è tutt’altra storia.

Infine, ci sembra interessante segnalare che l’Editoriale del Washington Post espliciti chiaramente le responsabilità, e complicità, americane in questa brutta, bruttissima storia. È giornalismo.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page