8 giugno

Israele, il nucleare dell’Iran e la sfida a Putin

Putin abbraccia Assad. La presenza di milizie legate all'Iran in Siria è motivo di contesa accesa con IsraeleIn Medio oriente il fuoco cova sotto la cenere. Se la guerra siriana va lentamente e faticosamente a esaurirsi, con l’esercito di Damasco impegnato a riprendere il controllo degli ultimi bastioni ancora in mano alle milizie jihadiste, il confronto tra Israele e Iran registra un’impennata.

L’Iran riprende ad arricchire l’uranio

Teheran ha annunciato che, dopo l’annullamento del trattato sul nucleare da parte degli Stati Uniti, avrebbe ripreso ad arricchire l’uranio.

Un’iniziativa che non deroga al trattato, come confermato dagli altri firmatari dell’accordo che ancora lo conservano, ovvero Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania.

Ma che mira a due scopi. Anzitutto a placare il malcontento interno. Tanti ambiti di destra che, esclusi dal potere dopo la vittoria alle presidenziali del moderato Rohani, agitano le piazze chiedendo risposte forti allo strappo americano. Un modo per creare criticità al governo moderato e aprirsi nuovi spazi di manovra.

Ma anche, e soprattutto, a drammatizzare la situazione. Dando argomenti a quanti hanno sempre sostenuto, anche in Israele (vedi Piccolenote), che l’unico modo per contenere la spinta di Teheran verso il nucleare fosse appunto l’intesa firmata a suo tempo da Obama.

L’Iran, la Libia e il deterrente atomico

D’altronde Teheran ritiene l’arma atomica necessaria alla sua sicurezza, date le atomiche dell’antagonista israeliano e la retorica anti-iraniana che infiamma i discorsi dei neocon americani.

E sa bene che il momento è più che pericoloso. Per alcuni anni ha fermato lo sviluppo atomico. E oggi è bersaglio più facile per eventuali attacchi.

I suoi leader fanno proclami alquanto ottimistici, ricordando che in caso di attacco possono rispondere colpendo Israele con missili convenzionali. Un deterrente tutto da verificare e che potrebbe non bastare a impedire avventure senza ritorno.

Purtroppo non gioca a favore della distensione il fatto che Teheran stia vivendo un “momentum libico”: Gheddafi rinunciò al nucleare e, pochi anni dopo, privo di tale deterrente, fu eliminato facilmente dalla Nato & co.

Di tale “momentum” sono consapevoli anche i falchi israeliani, che spingono per il “redde rationem” subitaneo, come annuncia il sito israeliano Debkafile.

Temono, infatti, che il passar del tempo consenta a Teheran di prendere contromisure tali da rendere impossibile l’attacco.

La Ue, il trattato e l’immunità di Assad

Una partita che si gioca sul filo di lana. E che vede la spinta frenante dell’Europa, e in particolare degli Stati europei firmatari dell’accordo.

La conservazione dell’intesa da parte di tali Paesi, infatti, consente ancora di contenere lo sviluppo dell’atomica iraniana. Ma non è detto duri.

Tanti i pericoli: da una parte c’è il rischio che, temendo sanzioni e/o ritorsioni Usa, le imprese europee ,che in questi anni hanno stipulato contratti con Teheran, li revochino (alcune lo hanno già fatto).

L’Iran aveva accettato l’accordo per uscire dal regime sanzionatorio cui era sottoposto. Non può tenervi fede se tale regime, in forma esplicita o implicita, verrà reintrodotto.

Inoltre può anche accadere che gli Stati europei seguano gli Usa sulla via della rottura con Teheran.

Un risultato che Netanyahu vuol perseguire attraverso il tour che sta compiendo in questi giorni presso le capitali europee firmatarie del trattato. Potrebbe aver successo, se non nell’immediato, nel futuro più che prossimo.

E dalla Gran Bretagna ha alzato il livello dello scontro, alzando il tiro contro la Siria, colpevole ai suoi occhi di ospitare le milizie sciite legate a Teheran. “Assad non gode più dell’immunità“, ha tuonato. Una sfida diretta al presidente siriano e a Damasco.

Ma anche e soprattutto a Putin, che ha sempre parlato del presidente siriano come di un alleato indispensabile e l’ha protetto in questi anni. Non è una sfida da poco.

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