31 maggio

Babchenko: il morto che parla ucraino

Ha fatto notizia la resurrezione di Arkadij Babchenko, pianto morto per un giorno perché ucciso dai perfidi russi che ne temevano le rivelazioni.

La disperazione della moglie che lo aveva trovato in un lago di sangue, l’annuncio rimbalzato in ogni angolo del mondo.

“La macchina totalitaria del Cremlino non ha perdonato Babchenko” aveva tuonato il premier ucraino Wolodimir Groisman”, scrive Paolo Valentino sul Corriere della Sera di oggi, che ragguaglia come il delitto avesse attirato l’unanime solidarietà europea accompagnata dalla ferma condanna di Mosca. Rimbalzata sui media di tutto il mondo, con adesioni eccellenti di giornalisti e intellettuali.

La difesa di Mosca, che si dichiarava estranea al fatto e notava che la condanna arrivava prima ancora dell’inizio delle indagini, era ovviamente respinta al mittente.

E invece ieri Babchenko è riapparso. Vivo e vegeto. Accanto a lui il capo dei servizi segreti ucraini, Wassily Grizak, che ha rivelato il motivo della messinscena.

Si sarebbe trattato di un’operazione per sventare un mandato omicidiario contro il reporter, ovviamente sempre ordinato da Putin. Il killer sarebbe stato catturato. Tutto a posto. Le accuse contro la Russia restano in piedi.

Purtroppo, scrive ancora Valentino, Grizak “non ha spiegato, né alcuno ha capito, perché ci sia stato bisogno di organizzare il finto omicidio, con tanto di accuse a Mosca”, che il capo dell’intelligence di Kiev ha “ribadito anche in absentia cadaveris […] senza mostrare un solo documento”.

Già, perché inscenare un omicidio per catturare un killer? Non c’è alcun motivo logico, ché anzi, alla notizia della morte improvvisa della sua preda, il presunto killer avrebbe potuto tranquillamente dileguarsi.

Del resto ieri, durante la conferenza stampa, il capo dell’intelligence di Kiev avrebbe dovuto anche dare un nome e un volto al presunto killer, ormai catturato, mentre sul punto non ha detto assolutamente nulla. Inventato anche questo? Cosa è vero e cosa è falso in questo gioco di specchi?

E se davvero l’intelligence ucraina, come detto, aveva pianificato l’operazione già due mesi fa, non avrebbe dovuto informare, anche se non nel dettaglio, il primo ministro ucraino?

Gli avrebbe risparmiato la figura barbina di piangere un morto che non c’era e di accusare la Russia per un omicidio non commesso.

E l’intelligence ucraina non aveva previsto che la solidarietà europea per un morto inesistente, al disvelamento del trucco, si sarebbe trasformata in muta indignazione per il raggiro subito?

In realtà si tratta di errori di calcolo troppo grossolani per un’operazione meditata da mesi.

Sembra piuttosto altro: i servizi segreti ucraini hanno provato a far sparire il reporter usando il trucco della finta morte.

Ne accenna Guido Olimpio sul Corriere della Sera di oggi, spiegando il trucco antico, usato da intelligence e terroristi: un finto morto sparisce dai radar e può riapparire sotto altro nome  altrove, per nuove operazioni. Un reporter particolare, dunque, questo Babchenko.

Probabile che però qualcuno abbia mangiato la foglia, una soffiata dall’interno o altro. E l’intelligence di Kiev abbia dovuto far risorgere in fretta e furia il morto, prima che la messinscena fosse rivelata al mondo.

La fretta non ha permesso agli sceneggiatori di ideare una resurrezione credibile. Così ne è venuta fuori una carnevalata con lacune tanto evidenti da essere notate anche da media  e giornalisti in genere critici con Mosca.

Al di là della carnevalata, colpisce quanto riporta Repubblica: quando il  25 dicembre 2016 un aereo russo sul quale volava il Coro dell’Armata russa si schiantò nei pressi di Sochi, Babchenko si dichiarò “indifferente” alla tragedia.

Una caduta di stile per l’eroe anti-Putin. Che, ieri, in lacrime, chiedeva scusa a quanti l’avevano pianto morto, vincendo evidentemente la sua indifferenza.

Scuse indirizzate anzitutto alla moglie, che aveva visto il suo corpo attinto da colpi e l’aveva pianto morto, nonostante la foto (riportata sotto) riveli un sangue talmente rosso da palesarne l’artificiosità.

Così anche le scuse di Babchenko alla moglie appaiano suggestive, quasi un modo per dire che la signora, che per prima aveva dato la notizia, non era della partita. E che aveva allarmato il mondo in totale buona fede. Va bene così.

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