24 maggio

Trump dichiara guerra al mondo

Trump annulla il vertice con Kim Jong-un. E lo fa mentre i media del mondo rilanciano la notizia che il presidente nordcoreano ha smantellato il sito per lo sviluppo delle armi nucleari. Tempismo più che sospetto.

Corea: vince il “ripugnante” Bolton

Vince ancora una volta il “ripugnante” Bolton, come da definizione nordcoreana più che puntuale, il quale ha tentato di tutto per affossare l’incontro. Che portava con sé la possibilità di riaprire il tavolo dei negoziati con Teheran, semmai fosse stato possibile.

Salta dunque la possibilità di attenuare le tensioni internazionali. Non un fulmine a ciel sereno, dal momento che in questi giorni tante nuvole si stanno addensando, oscurando su nel cielo.

Nuove armi all’Ucraina

Martedì le forze ucraine hanno testato i missili anti-carro Javelin, concessi dal governo americano dopo lunga insistenza. Armi più che sofisticate, che potrebbero rimettere in discussione il rapporto di forza tra Kiev e i ribelli filo-russi del Donbass.

I russi lo sanno e hanno palesato la loro contrarietà a una fornitura bellica che potrebbe spingere Kiev a riprendere le armi contro le province separatiste.

Un dono avvelenato, che è stato seguito dall’annuncio odierno che il boeing malese MH17 abbattuto sui cieli ucraini è incappato in un missile lanciato da un sistema anti-aereo russo, il Buik, del quale si sarebbe anche accertata la provenienza: sarebbe stato in dotazione all’esercito russo. E dopo esser stato usato dai ribelli, sarebbe stato riportato in Russia.

Una rivelazione che conferma la non colpevolezza dei russi sulla vicenda: lo dice la durata oltremodo diluita dell’inchiesta, i cui verdetti oracolari vengono calati dall’alto senza uno straccio di prova. Inutile sprecare tempo ad analizzare le usate dis-informazioni; l’abbiamo fatto al tempo, non ci torneremo.

Interessa la tempistica, appunto: due giorni dopo l’innalzamento del livello militare ucraino. Tutto è pronto per un nuovo incendio ai confini russi.

I diktat di Pompeo all’Iran

Due giorni fa, invece, per quanto riguarda il Medio oriente, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha delineato i nuovi paletti per poter riaprire il tavolo dei negoziati con Teheran per un nuovo accordo sul nucleare.

Ci torneremo. Ad oggi basta riportare quanto scrive Haaretz: si tratta di richieste inaccettabili da Teheran, almeno nella forma in cui sono state esplicitate. Quello di Pomepo è “un diktat, non un invito a negoziare”.

Kushner, il combinaguai

Ciliegina sulla torta, oggi Jared Kushner ha ottenuto di nuovo il pass per accedere ai documenti riservati Usa, che gli era stato revocato, non si può dire ma è così, dopo l’improvvido rapimento, per fortuna fallito nelle sue prospettive destabilizzanti, del primo ministro libanese, progettato e realizzato insieme al principe ereditario saudita.

Al reintegro di Jared ha contribuito non poco il fatto di aver presenziato per conto degli Usa, in qualità di genero presidenziale (deriva in stile Dynasty), all’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. Il “combinaguai” è di nuovo in servizio attivo.

I dazi di Trump

Non solo: Trump ha annunciato che darà seguito alla sua minaccia di porre dei dazi alle automobili europee.

Un attacco frontale al Vecchio Continente, anche questo più che tempestivo: la settimana scorsa la Meerkel era volata a Mosca e oggi è a Pechino, mentre il premier francese Macron oggi si trova da Putin.

I due leader politici europei stanno tentando di salvare l’accordo sul nucleare nonostante la defezione Usa. E cercano sponde a Mosca e Pechino. Non solo: la Cancelliera vuole anche salvare il gasdotto North Stream 2, che porta il gas russo direttamente in Germania, che gli Usa vogliono affossare. Mentre Macron vuol partecipare alla torta siriana.

Un turbillon di incontri di segno anti-americano, se così si può dire, sul quale la sentenza relativa al boeing malese, asseritamente distrutto da un missile russo, getta un’ombra oscura; mentre più esplicita e muscolare risulta la sfida anti-europea dell’annuncio trumpiano sull’innalzamento dei dazi Usa.

Insomma, pare che la Casa Bianca voglia far guerra al mondo.

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