23 maggio

Un governo di compromesso per l’Italia

Di Maio - Salvini, un governo di compromesso per l'ItaliaFibrillazioni in Europa per il nuovo governo, che a quanto pare sta ricevendo il trattamento Berlusconi, con tanto di crescita dello Spread, variabile esoterica che durante i governi graditi alla Grande Finanza evapora (vedi alla voce Monti o Renzi).

Il compromesso visto da Oltreoceano

Ma più significativo il fuoco d’Oltreoceano, con il New York Times che ha sparato sul candidato Primo ministro. Ma dagli States anche un alleato, Steve Bannon, che oggi, intervistato sulla Stampa, ribadisce il suo placet al “compromesso politico” tra i Cinque Stelle e la Lega.

Spiega Bannon: «L’Italia, con il suo ‘governo di unità’, diventerà la capofila in Europa del movimento populista anti-establishment. Per la prima volta, Bruxelles sarà costretta a trattare con un governo anti-sistema in un paese fondatore dell’Unione».

Non è proprio così, stante che anche Berlusconi ci provò a suo modo e gli portò male. Ai nuovi naviganti potrebbe andar diversamente.

Il deficit italiano

Ai nuovi governanti si rimprovera lo scarso spessore politico. Vero per molti, meno per altri. Ma d’altronde è l’intera classe politica italiana che è in deficit. Una deriva che tocca tutti i campi: dall’economia alla cultura. Aspetto sul quale non ci si sofferma abbastanza.

Basta sfogliare i giornali di rilevanza nazionale: un tempo era esercizio interessante, oggi sono ridotti a inserto di Verissimo. Per citare un esempio, si può notare come la copertura mediatica del matrimonio del principe Harry abbia tragicamente surclassato, e oscurato, quella dedicata ai paralleli, sanguinosi, eventi di Gaza.

Si badi che sono gli stessi media che si piccano di bastonare i cosiddetti potenti, che poi sono i politici. A nome dei veri potenti che, per questa indebita convergenza, non vengono mai toccati se non per eccezioni che confermano la regola.

Questo governo può suscitare simpatie o meno, ma si tratta delle forze che hanno vinto le elezioni. E che hanno trovato un compromesso (altro da un inciucio).

Cosa che nella politica italiana era bandita da tempo, ché la guerra civile permanente del post-tangentopoli non consentiva tale variabile (peraltro il compromesso è la prima e fondante regola della politica).

Nessuna alternativa

Inoltre, al momento sono le uniche forze politiche ancora esistenti in Italia. Forza Italia è un magma che s’aggruma attorno a un Cavaliere al quale la biologia sta erodendo agibilità politica, presente e futura. E che rischia di frantumarsi o svaporare quando questi uscirà di scena.

Il partito democratico è stato rottamato dal suo leader. E, da rottame, continua ad aggrovigliarsi in una lotta intestina dai contorni misterici.

Tale duello rusticano, seppur inevitabile per quanti ancora reputano necessaria una sinistra italiana, li esclude dall’agibilità politica, perseguita ormai solo attraverso battute più o meno felici.

L’alternativa posta dal cosiddetto Rosatellum, l’inciucione Forza Italia – Pd, è stata bocciata dal voto. Né era auspicabile per gli italiani una riedizione, sotto altra forma, del governo Monti. Troppo tragico il precedente.

Invero, dopo le elezioni, l’unica alternativa reale all’attuale evoluzione era il compromesso Cinque Stelle-Pd, rottamata anch’essa dal Rottamatore etrusco.

Il governo e le criticità globali

Come detto, il nuovo governo pone criticità, stante che si presenta come forza anti-sistema, come spiega Bannon e come è evidente dai segnali di certi ambiti europeisti avversi all’Europa dei padri Fondatori.

Anche se, va rilevato, proprio la presenza di Bannon in Italia è indice che il governo gode di un certo sostegno internazionale.

Un sostegno interessato, ché l’ambito nazionalista americano persegue la disgregazione dell’Unione europea, ma la politica funziona così.

Detto questo, avendo cogenti vincoli europei, la partita di un’eventuale exit-strategy dell’Italia dalla Ue è più che difficile. Allo stesso tempo, restando in Europa, l’Italia rischia le ritorsioni del caso.

Ma Cinque stelle e Lega hanno dimostrato di saper inseguire compromessi pragmatici. Potrebbero riuscire anche a questo livello. La variabile Macron, portatore di idee riformiste in ambito Ue, può forse aiutare tale sviluppo.

Per quanto riguarda la partita internazionale, sarà da vedere se il nuovo governo riuscirà a perseguire e favorire, come da intenzioni, una politica meno conflittuale tra Occidente e Oriente.

A questo livello troverebbe sponde, vedi la visita della Merkel a Mosca, e rappresenterebbe a sua volta una sponda. Non solo in sede europea.

Certo, su certe scelte i rischi sono tanti e variabili. Forti i venti di contrasto. Vedremo.

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