21 maggio

Andreotti e Cosa loro (3)

Buscetta, il superpentito del processo AndreottiNella nota precedente abbiamo accennato come le dichiarazioni del pentito Marino Mannoia sui due incontri tra Andreotti e Bontate furono decisivi per convincere la Corte d’Appello a ritenere che Andreotti intrattenese rapporti con il boss mafioso Bontate. Si tratta di due incontri avvenuti tra la primavera del ’79 e la primavera dell’80.

Ciò per l’intrinseca credibilità del collaborante. Ma da sole le sue dichiarazioni non sarebbero bastate come “prova”. Da qui l’importanza delle dichiarazioni di altri a sostegno.

La sentenza di Cassazione elenca tali testi; e sono: “Antonino Giuffré, Giuseppe Lipari, Giovanni Brusca, e Tommaso Buscetta”. A questi si aggiungono, in altra parte della sentenza, anche Angelo Siino e Antonino Mammoliti.

A riferire degli incontri tra Andreotti e il Bontate sono Giuffré, Lipari e Siino, mentre Brusca, Buscetta e Mammoliti parlano solo di rapporti tra Andreotti e il boss in questione, con racconti più o meno generici.

Ma vediamo appunto i “riscontri” dei due incontri Bontate-Andreotti.

A parlarne è Antonino Giuffré, il quale entra nel processo solo nel corso dell’Appello. La Corte precisa che “tenuto conto che l’episodio era stato oggetto di ampio dibattito nel corso del primo grado del giudizio e che, inevitabilmente, era stato riportato dai mezzi di informazione” etc.

Detto in altre parole: si riconosce che Giuffrè poteva aver letto sui giornali dell’incontro narrato da Mannoia. Anzi si può dire che è impossibile non ne abbia letto, stante che si trattava di Cosa Sua o Loro che dir si voglia. Una conferma postuma per via mediatica… vabbè.

Il secondo a riscontrare puntualmente Mannoia sugli incontri è Giuseppe (Pino) Lipari, il quale “non aveva riscosso particolare successo presso i magistrati inquirenti, tanto che nei suoi confronti risultava essere revocata la procedura di ammissione al regime previsto dalla legge per i collaboratori di giustizia“. Vabbè.

Il terzo a parlare dei due incontri, si legge in altra parte della sentenza, è Angelo Siino. Nella stessa si legge: “Le dichiarazioni di costui avevano tratto spunto da quelle, a lui note, di Marino Mannoia”… vabbè.

Dunque, per la sentenza della Cassazione, il racconto di Mannoia, il superteste più che credibile, è riscontrato da due personaggi che hanno letto le sue dichiarazioni prima di parlare e da un terzo che i magistrati dicono che non è credibile. Vabbè.

Il problema è che la Cassazione deve solo registrare la logica insita nella sentenza d’Appello. Non può entrare nel merito. Funziona così.

Quanto ai rapporti tra Andreotti e il Bontate, la sentenza della Cassazione cita anzitutto la testimonianza di Tommaso Buscetta.

Poco importa che Buscetta sia stato sconfessato nel processo Pecorelli. Non una sconfessione da poco, ché quel processo è nato in base alle sue dichiarazioni, secondo le quali Andreotti aveva chiesto ai Salvo di uccidere il giornalista per le carte di Moro. Anni di processo e dibattimenti. Vani.

Una sentenza che ha smentito in pieno anche le sue dichiarazioni sui contatti per liberare Moro, che avrebbe gestito lui in prima persona prima di abbandonare la scena perché i politici non lo volevano liberare. Tutto falso.

La sentenza di Cassazione di Palermo accenna a queste circostanze, ma spiega che non può tenerne conto. Questo il meccanismo, “deve essere così”, come scrive Moro nel suo memoriale.

Sempre sui rapporti tra Andreotti e Bontate parla Giovanni Brusca. Per saggiare la credibilità del pentito, si può leggere un articolo di Bolzoni sulla Repubblica. Ma va bene anche Wikipedia. Certo, al tempo della sentenza d’Appello e della Cassazione su Andreotti, certe cose non si sapevano. Vabbè.

L’altro teste citato nella sentenza della Cassazione che confermerebbe l’esistenza di rapporti tra Andreotti e Bontate è l’Antonino Mammoliti. Teste che la stessa Cassazione definisce di “problematica credibilità”… Vabbè.

Vabbè… che altro? Per quanto riguarda Marino Mannoia e la sua incredibile credibilità, rimandiamo alla prossima puntata.

Nella foto, Tommaso Buscetta in Sud America

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