18 maggio

La disperazione di Gaza

Israele ha sistematicamente privato i palestinesi dei diritti umani. La popolazione di Gaza, 1,9 milioni di abitanti, vive ingabbiata “in una baraccopoli tossica da quando nasce fino alla morte”. Così l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Zeid Ra’ad al-Hussein.

Una denuncia forte, ripresa dal giornale israeliano Yediot Ahronot. “Gli orribili eventi dei giorni scorsi non hanno reso nessuno più sicuro”, ha proseguito il rappresentante dell’Onu riferendosi alla strage di palestinesi consumatasi ai confini israeliani.

“La violenza e le minacce alla sicurezza scompariranno” solo con la fine di questa situazione, ha concluso il rappresentante dell’Onu.

Un concetto ribadito da Akiva Eldar in un articolo pubblicato su al Monitor. La narrazione delle autorità israeliane su quanto successo lunedì, scrive Eldar, fondata sull’assunto che la responsabilità di quei morti ricada su Hamas, accusata di aver portato la gente al macello, non tiene alla prova dei fatti.

Ciò che spinge quella gente a protestare, secondo il cronista israeliano, fino a mettere la propria vita in pericolo è la disperazione.

Una disperazione che nasce dalla loro tragica condizione, come sa bene Israele, continua Eldar, che riporta rapporti e allarmi in tal senso da parte di alti funzionari e militari israeliani, consapevoli che la gravità della crisi economica di Gaza “avrebbe provocato un incendio”.

Una situazione nota eppure negata. Come ha fatto il ministro della Difesa Avigdor Lieberman nel febbraio scorso, quando il generale Gadi Eizenkot aveva avvertito di pericoli imminenti a causa della “grave crisi umanitaria” in cui versava Gaza.

“Non c’è nessuna crisi umanitaria a Gaza”, aveva affermato allora Lieberman, spiegando che il generale aveva parlato semplicemente di una situazione “difficile”.

Negare tale disastro umanitario, secondo Eldar, e quindi non far nulla per aiutare quella gente, provocherà altri scontri.

Ma il conflitto con Israele è solo una faccia della medaglia. L’altra faccia di questa medaglia, quella che riguarda le condizioni di Gaza, parla di un dramma che precipita nell’abisso.

Così Eldar: “Un rapporto speciale delle Nazioni Unite pubblicato nel settembre 2015 ha messo in guardia sul fatto che entro il 2020 la Striscia di Gaza potrebbe diventare inabitabile a causa delle condizioni derivanti da oltre un decennio di assedio da parte di Israele ed Egitto”.

L’Egitto ha ha annunciato l’apertura del valico di Rafah per tutto il mese di Ramadan, appena iniziato. “Per alleviare le sofferenze dei nostri fratelli della Striscia”, ha detto il presidente al Sisi.

Uno spiraglio da salutare con gratitudine. Ma è come dare una goccia d’acqua a un assetato. Serve di più.

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