16 maggio

Andreotti e Cosa Loro (2)

Cassazione, Andreotti: Andreotti si sarebbe incontrato con Bontate dopo l'omicidio di Michele ReinaNella nota precedente abbiamo accennato alla rilevanza che assumono, per la sentenza dell’Appello ratificata dalla Cassazione, i due incontri tra Andreotti e Bontate in merito all’omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella.

Il primo sarebbe avvenuto nel 1979, “comunque in epoca posteriore all’omicidio Reina”, come affermava il pentito Marino Mannoia (Reina è stato ucciso l’8 marzo del ’79). In questo primo incontro Andreotti avrebbe cercato di dissuadere i boss dall’uccidere Mattarella.

Andreotti e la datazione dell’incontro per evitare l’omicidio Mattarella

La datazione di tale incontro, alquanto indeterminata, diventa nel tempo ancor più imprecisa, dal momento che la sentenza dell’Appello ha “esaminato la possibilità che il sen. Andreotti si fosse recato in Sicilia anche in giorni diversi da quelli indicati” in precedenza (il virgolettato è della sentenza della Cassazione).

Già, perché prima Mannoia aveva indicato che Andreotti avrebbe incontrato Bontate nella primavera-estate del ’79 (vedi interrogatorio Mannoia).

Poi, dopo che la difesa ha contrastato tale datazione, reputiamo con certa efficacia, il periodo di tempo nel quale sarebbe avvenuto tale incontro si dilata fino a comprendere tutto l’anno ’79, compreso l’autunno e l’inizio dell’inverno successivo.

Il senatore Andreotti avrebbe voluto “documentare i propri movimenti negli ultimi mesi del 1979 e i propri impegni per il periodo compreso tra agosto e dicembre 1979”, si legge nella sentenza della Cassazione.

Evidentemente voleva tentare di contrastare anche questa nuova datazione. Ma non ha potuto, perché la sua richiesta (istanza) è stata rigettata dalla Corte d’Appello.

Un rigetto che, a stare a quanto si legge nella sentenza della Cassazione, non è stato motivato, data la discrezionalità che sul punto può esercitare il giudice.

Infatti, la Cassazione si premura di specificare che il rigetto di un’istanza può non essere motivato se il giudice reputa che la motivazione del rigetto può essere “implicita e desumibile dalla stessa struttura argomentativa della sentenza d’Appello”.

In forza di tale principio, la Cassazione ha rigettato il ricorso della difesa di Andreotti, che aveva contestato l’immotivato rigetto in quanto reputava avesse violato il principio del contraddittorio, proprio del dibattimento.

Ma al di là delle contese giuridiche, i fatti sono questi: Mannoia dice che l’incontro tra Andreotti e Bontate si sarebbe svolto nella primavera-estate del ’79. Una datazione che la difesa contrasta producendo una documentazione relativa a quei mesi.

In seguito, la datazione di tale presunto incontro si dilata fino a comprendere l’intero anno (tutti i mesi post omicidio Reina).

La difesa di Andreotti allora chiede di integrare la documentazione riguardante gli impegni del proprio assistito, fino a comprendere l’intero arco temporale nel quale si sarebbe svolto il fatidico incontro. La Corte d’Appello rigetta senza fornire motivazione alcuna.

Il primo incontro con Bontate c’è stato perché è “logico” 

Per la Cassazione va bene così. Anche perché resterebbe provato il secondo incontro, quello del 20 aprile del 1980, quando Andreotti sarebbe sceso in Sicilia per chiedere conto dell’omicidio Mattarella.

Tale secondo incontro sarebbe quello al quale avrebbe partecipato direttamente il pentito Mannoia e ha trovato riscontro nelle parole di altri pentiti (scriveremo anche di questo, ma in altra sede).

L’altro, il precedente, è raccontato dal solo Mannoia e per giunta gli sarebbe stato solo riferito, non vi avrebbe assistito. Né ha altri pentiti a sostegno.

Sul punto, la sentenza della Cassazione recita così: “La dimostrazione dell’incontro successivo attribuisce significato alla dichiarazione “de relato” di Mannoia concernente il primo incontro e ne costituisce un riscontro logico”.

In sostanza, se vero, perché riferito da più pentiti, che ci sarebbe stato il secondo incontro, nel quale il senatore Andreotti si sarebbe indignato per l’omicidio Mattarella, è vero anche il primo, seppur riferito “de relato” dal solo Mannoia, nel quale Andreotti avrebbe tentato di salvare Mattarella.

Tale ricostruzione ha una sua logica intrinseca, spiega la Cassazione. Non mettiamo in discussione la logica.

Di racconti logici, anche di segno opposto, se ne possono fare tanti, come spiega in più occasioni la sentenza della Cassazione (che si limita a verificare solo la logicità della sentenza d’Appello).

Ma il fatto che al senatore Andreotti sia stato impedito, senza addurre motivazioni, di poter documentare i suoi spostamenti nel periodo nel quale sarebbe avvenuto il secondo incontro con i boss, seppur legittimo secondo la Cassazione, lascia interdetti.

Esiste una verità giudiziaria e una storica. La storia non la scrivono i magistrati. Non è loro compito, né gli viene richiesto.

Siamo certi che uno storico avrebbe invece accolto con interesse il materiale integrativo proposto dal senatore Andreotti, perché avrebbe accresciuto la documentazione sulla quale basarsi per la ricostruzione dei fatti. Ma va bene così. Alla prossima puntata.

Nella foto: l’omicidio dell’esponente della Dc Michele Reina

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