3 maggio

I fondamentalisti neocon e l’Iran

12 maggio, IranSe gli Stati Uniti abbandonano l’accordo sul nucleare stipulato con l’Iran c’è il “rischio reale di una guerra”. A lanciare l’allarme è stato il segretario generale dell’Onu Antonio Gutierres in un’intervista alla Bbc.

Per Gutierres quell’accordo è stata una vittoria diplomatica e per abbandonarlo serve “un’alternativa”.

Il nodo non è l’accordo con l’Iran

Il tempo si è fatto breve e tra una settimana, il 12 maggio, Donald Trump renderà pubblica la sua decisione.

Si tratta di una decisione che ha a che vedere con il destino del mondo. Perché, come indica l’intervento di Guterres, l’oggetto del contendere non è se l’Iran rispetta o meno gli accordi stabiliti a suo tempo.

Tutti sanno che li rispetta. Anche quelli che dicono il contrario. Come d’altronde continua a ripetere l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che è poi l’organismo preposto alla verifica (che non è demandata ad altri, come da illegittime pretese).

Né lo show del premier israeliano Benjamin Netanyahu di due giorni fa, quando ha svelato asserite violazioni del patto da parte di Teheran, ha cambiato i termini della questione. Ha solo cristallizzato le posizioni pregresse dei vari attori di questo drammatico gioco.

Attori che sanno bene che la vera contesa è se scatenare o meno una guerra contro l’Iran.

Il fondamentalismo neocon

La guerra contro l’Iran apparteneva, appartiene, all’agenda del fondamentalismo esoterico neocon, come fase finale del progetto volto a creare un nuovo Medio oriente e, di conseguenza, un nuovo mondo arabo.

Un’agenda perseguita con pervicacia nonostante i cambiamenti geopolitici avvenuti in questi diciotto anni, che ne hanno reso impossibile la realizzazione se non come sfida di portata globale. L’opzione apocalisse appunto.

Perché la Russia (e non solo) non può permettere che un suo alleato venga incenerito e che il caos dilaghi ai propri confini (come non potrebbe permetterselo l’Europa, ma…).

D’altronde il fondamentalismo esoterico che attraversa e fonda l’ambito neocon si nutre di visioni e simbolismi escatologici. Di un’escatologia malata e terminale.

Da politico abile e pragmatico Netanyahu si è consegnato a tale agenda, ma nel caso specifico presta servizio a un potere che è altro e più grande da lui. Come è altro e più grande di Trump, che pure sta tentando di resistere all’enorme pressione.

Eppure da loro dipendono cose, perché poi certi poteri altri e dissimulati necessitano del potere reale per realizzare i propri scopi. Da qui anche la provvisoria importanza di quel che fa e dice Netanyahu e di quel che farà o dirà Trump.

In un articolo di fuoco pubblicato su Haaretz David Rothpof accusa i due uomini politici di usare normalmente la menzogna. Sarebbero dei truffatori, spiega, accennando, nello specifico, allo show di Netanyahu.

Ma non è questo il punto. Quanto la conclusione del suo articolo, che fa pendant con l’allarme lanciato dal segretario generale dell’Onu: “Il destino di milioni [di persone] è in bilico“.

Trump farà saltare l’intesa. Almeno di questo sono convinti un po’ tutti, come riporta oggi la Reuters.

Ma una fonte vicina al presidente, riferisce ancora l’agenzia stampa britannica, ha confidato che quello di Trump potrebbe non essere “un ritiro completo” dall’intesa. Un compromesso, insomma.

Un’ipotesi percorribile, alla quale, sottotraccia, stanno lavorando in tanti. Oppure, come riporta il sito israeliano Debkafile, citando sue fonti a Washington, “Trump deciderà di non decidere”. Che andrebbe bene ugualmente, perché eviterebbe disastri.

Il fatto che il Capo di Stato Maggiore israeliano, il generale Gadi Eiskenkot, abbia affermato che l’accordo stipulato con Teheran è positivo, fa sperare che anche in Israele, terra di miracoli, tante siano le forze oppositive a un “conflitto catastrofico con l’Iran”, come da titolo di Haaretz.

Ps. Lo spazio residuale che i giornali italiani dedicano alla vicenda è esemplare della tragedia in cui è sprofondato il nostro Paese dopo il “tragico ’78”.

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