28 aprile

L’apertura di Taiwan alla Cina (e altro e più importante)

Tsai Ing-wen: la presidente di Taiwan apre alla CinaL’Asia sta vivendo un momento di cambiamento accelerato, come evidenzia anche l’apertura alla Cina avanzata oggi dalla presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen.

L’apertura di Taiwan

Ing-wen ieri ha infatti dichiarato che sarebbe disposta a incontrare il presidente cinese Xi Jinping per appianare le contese tra i due Paesi (in realtà uno solo per la Cina). E aprire prospettive di “pace e stabilità” tra Pechino e Taipei.

Un’apertura sulla scia dello storico vertice inter-coreano, conseguenza diretta e virtuosa.

Le dichiarazioni della Ing-wen appaiono più che significative non solo per l’atavico attrito tra il Dragone e l’ex isola cinese, dove trovarono rifugio i nazionalisti anti-comunisti.

Ma anche per la personale storia dell’attuale presidente di Taiwan, che nel gennaio 2016 ha vinto le elezioni contro il candidato del Kuomintang, Eric Chu Li lun, proprio in forza di un programma che poneva fine al processo di riavvicinamento con Pechino avviato dal suo predecessore.

Una presa di posizione importante, dunque, quella del presidente di Taiwan, che, insieme alla riconciliazione coreana e all’incontro tra il presidente indiano e quello cinese, dà conto di un cambiamento accelerato della geopolitica asiatica. È un effetto domino.

Asia: todo cambia

Da questo punto di vista, va tenuto presente quanto accenna Ian Bremmer sulla riconciliazione inter-coreana in un’intervista pubblicata oggi su Repubblica.

La vera vincitrice della possibile pace tra le due Coree, afferma il direttore del think tank Eurasia group, è la Cina.

Infatti, spiega Bremmer, la “Corea del Sud dovrà negoziare con lei su molte cose. Se non ci saranno intoppi, il tema centrale dell’area non sarà più la sicurezza ma l’economia. E anche qui, la Cina sarà mattatrice. Inoltre, nell’ambito della difficile denuclearizzazione, gli Stati Uniti ridurranno per forza di cose la presenza militare in Corea del Sud e perderanno tanta influenza nell’area”.

Se si tiene conto di queste considerazioni, delle prospettive che può aprire alla Via della Seta cinese un appeasement tra Pechino e New Delhi e del sollievo che può portare al Dragone la fine delle tensioni con Taiwan (comunque fastidiose, e non solo a livello propagandistico), si può comprendere come l’avvento del nuovo Imperatore cinese, Xi Jinping, abbia sovvertito nel profondo i vecchi equilibri asiatici.

Lo scontro tra i due Imperi globali

La Cina si presenta come il nuovo impero globale, unico vero competitor degli Stati Uniti d’America.

Si comprende, dunque, anche certo nervosismo del vecchio Impero d’Occidente, che sa perfettamente che l’ascesa dell’Impero d’Oriente sta erodendo poco a poco la sua egemonia mondiale.

Certo il vecchio Impero sta cercando di difendere il proprio ruolo, ma ormai è in declino. E come altri imperi in declino si affida più ai generali che alla diplomazia e alla politica.

L’Impero asiatico non ha bisogno di affermarsi con le armi. Anzi: la sua forza è nella sua economia. E agli scambi commerciali è necessaria la stabilità.

È uno scontro globale, che può essere visto, estremizzando, tra le forze della stabilizzazione e quelle della destabilizzazione, dell’ordine contro il caos.

Trump ha inserito una variabile nuova in questo scontro, provando a riportarlo sul piano dell’economia, confidando nella superiorità tecnica degli Usa.

Ma come accade negli imperi in declino, deve vedersela contro la corte e i generali del suo stesso Impero (in questo caso non i generali dell’esercito, che fungono da pretoriani dell’imperatore, ma i neocon).

Il conflitto globale si dipana dunque a più livelli. Capita anche, come nel caso coreano, che l’imperatore asiatico e quello d’Occidente si facciano sponda a vicenda per rintuzzare le manovre dei generali d’Occidente.

Nel caso specifico, nella crisi coreana Trump e la Cina stanno remando nella stessa direzione. Se va in porto la riconciliazione ne guadagneranno entrambi. La Cina in influenza e commerci, Trump in prestigio e potere.

Mandando in fumo il progetto neocon, che era quello di incenerire la Corea del Nord. E con essa mezzo mondo (vedi dichiarazioni di John Bolton, il neocon prestato all’amministrazione Usa).

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