24 aprile

Trump e Netanyahu: si raffreddano i rapporti

Il sito Axios riferisce che nel corso di una conversazione telefonica avvenuta lo scorso anno Trump, contrariato per nuovi insediamenti israeliani nei territori occupati, avrebbe chiesto a Netanyahu se si preoccupasse davvero per la pace.

Trump e il medioriente: distanze con Netanyahu

“Trump pensava che Bibi stesse irritando inutilmente i palestinesi”, spiega Axios. L’Agenzia di stampa ha cercato conferme ufficiali all’indiscrezione, ma ovviamente non le ha trovate.

La notizia è stata ripresa dal Timesofisrael, che ha ricordato come Trump avesse altre volte pubblicamente affermato la sua contrarietà a nuovi insediamenti.

Come avvenne lo scorso anno nel corso di un’intervista al quotidiano israeliano Hayel, nella quale affermava che “gli insediamenti complicano moltissimo e hanno sempre complicato la pace”.

Nel riportare tale cenno, Timesofisrael ricorda che Hayel è di proprietà di Sheldon Adelson, imprenditore americano amico di Netanyahu (almeno allora, vedi Jerusalem Post). Insomma, quello di Trump appare un consiglio autorevole al suo interlocutore israeliano.

Benché risalente a un anno fa, l’indiscrezione è stata resa pubblica solo ora. Una tempistica significativa: alcuni giorni fa Trump ha annunciato il ritiro delle truppe americane dalla Siria. Un annuncio accompagnato dall’affermazione che è ora che i popoli mediorientali risolvano da soli le proprie questioni.

Iniziative che hanno irritato Netanyahu, che sull’appoggio Usa contava per far fronte a una nuova e più accesa fase del conflitto con Teheran, finora giocato (quasi) tutto sottotraccia in Siria.

Netanyahu è stato un grande elettore di Trump, il quale a sua volta ha più o meno tacitamente promesso al premier israeliano lo spostamento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme e la revoca del trattato sul nucleare iraniano.

Ma evidentemente il presidente degli Stati Uniti non ha intenzione di assecondare in toto il suo partner in Medio Oriente.

Netanyahu rompe con Putin

Va tenuto presente che Netanyahu sembra aver rotto anche con Putin, con il quale negli anni passati aveva invece intrattenuto rapporti cordiali, nonostante la guerra siriana e altro li vedano su fronti contrapposti.

Tale rottura si è manifestata alcuni giorni fa, quando il presidente russo ha dichiarato di non sentirsi più moralmente obbligato a negare i sistemi anti-aerei S-300 alla Siria, una richiesta esplicita del governo israeliano. Evidentemente Putin ascrive a Netanyahu qualche iniziativa in contrasto con accordi pregressi.

Anche se può ancora contare sui rapporti consolidati con i neocon, le vie di Netanyahu sembrano dunque complicarsi. Il premier israeliano è stato un protagonista assoluto della scena politica internazionale dell’ultimo decennio ed è probabile che la nuova situazione non lo impensierisca.

Ma tale sviluppo avviene in un momento cruciale: Bibi deve far fronte a un’inchiesta giudiziaria alquanto pericolosa in patria e alla nuova e più accesa contesa con l’Iran, oltre che all’incendio di Gaza.

Egli ha molti nemici in Israele, che potrebbero profittare della nuova situazione. E anche i suoi alleati potrebbero chiedersi se sia il caso di affiancarlo in certo avventurismo.

Situazione delicata, dunque. Anche perché Netanyahu, da abile politico, sa sparigliare. Potrebbe essere tentato di farlo con azioni a rischio. Vedremo.

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