17 aprile

Macron, Haley: le smentite di Trump

Macron, Haley: le smentite di Trump Donald Trump è al centro di pressioni fortissime perché rilanci la sfida contro la Russia. Ma resiste in maniera più che sorprendente.

Ieri e oggi, infatti, hanno fatto rumore due secche smentite provenienti dalla Casa Bianca.

Ieri il presidente francese Emanuel Macron ha dichiarato di aver convinto Trump a desistere dal ritirare i militari americani dalla Siria. Poi L’ambasciatrice degli Stati Uniti all’Onu, Nikki Haley, ha annunciato nuove sanzioni contro la Russia.

I due annunci sono stati smentiti a breve distanza di tempo dalla portavoce della Casa Bianca. Una presa di posizione netta quella del presidente degli Stati Uniti.

Le smentite sono state del tutto irrituali. Una irritualità che molti ascrivono al carattere dell’inquilino della Casa Bianca.

Ma si tratta di ben altro e ben più significativo. Infatti irrituale è che il presidente di uno Stato europeo dica cosa intende fare il presidente degli Stati Uniti, peraltro su un tema più che sensibile.

Infatti, quello del presidente francese non è stato solo di un improvvido sfoggio di grandeur, teso a offrire un’immagine alquanto esagerata della propria influenza.

Ma la pretesa, in nome e per conto di quanti hanno voluto l’intervento in Siria, di determinare la rotta degli Stati Uniti d’America.

Mai un Capo di Stato europeo aveva osato tanto. Il fatto di aver abbozzato una goffa retromarcia, smentendo solo dopo la sconfessione di Trump l’improvvida dichiarazione, non toglie l’enormità di quanto accaduto.

La smentita di cui è stata fatta segno la Haley ha la stessa valenza. Mai un ambasciatore americano si è comportato come investito della carica presidenziale.

Il fatto che l’annuncio non fosse stato concordato con Trump è indicato anche dal New York Times, che riporta come il presidente fosse rimasto “infastidito” dalle dichiarazioni dell’ambasciatrice.

Quelle di Macron e della Haley sono mosse più che singolari, che danno la misura della battaglia che si sta consumando all’interno del potere occidentale.

Soggetti altri pretendono di guidare l’America condizionando il legittimo presidente.

Il punto è che tanti speravano che l’intervento contro la Siria desse avvio a un confronto senza ritorno con Mosca.

Che costringesse Putin sulla difensiva e liberasse il campo per un nuovo interventismo americano (e dei suoi alleati) in Medio oriente, così da chiudere in via definitiva la partita siriana e iraniana.

Non gli è andata bene. E ora cercano di riportare la nave americana sugli scogli di un nuovo scontro con Mosca. Manovrando come se Trump non fosse più presidente degli Stati Uniti.

E ascrivendo a se stessi quel ruolo di guida della nazione, al di fuori di ogni meccanismo democratico, che prevede candidature ed elezioni.

Battaglia durissima quella impegnata contro Trump da neocon e liberal, e rispettivi apparati. Che si intreccia anche con le inchieste che riguardano il presidente.

Dopo e insieme al Russiagate, a inchiodare virtualmente Trump sul banco degli imputati è la vicenda giudiziaria che ha travolto il suo avvocato personale, Michael Cohen, foriera di sviluppi nefasti per il presidente.

Le sorti del rapporto tra Russia e Stati Uniti, e di fatto il destino del mondo, oltre che dal più ampio quadro globale, dipendono dall’esito dello scontro che si sta consumando all’interno della corte imperiale.

Nella foto, Donald Trump e, dietro, Nikki Haley

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