16 aprile

Siria: dichiarazione dei Patriarchi di Antiochia

Noi, i Patriarchi: Giovanni X°, Patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, Ignazio Aphrem II°, Patriarca Siriaco Ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, e Giuseppe Absi, Patriarca Melchita-greco cattolico di Antiochia, Alessandria e Gerusalemme, condanniamo e denunciamo la brutale aggressione che ha avuto luogo questa mattina contro il nostro prezioso Paese, la Siria, da parte degli Stati Uniti, della Francia e del Regno Unito, con l’accusa secondo la quale il governo siriano avrebbe usato armi chimiche. Leviamo le nostre voci per affermare quanto segue:

1. Questa brutale aggressione è una chiara violazione delle leggi internazionali e della Carta delle Nazioni Unite, perché è un attacco ingiustificato a un Paese sovrano, membro dell’ONU.

2. Ci provoca grande dolore che questo attacco provenga da Paesi potenti a cui la Siria non ha causato alcun danno in alcun modo.

3. Le accuse degli Stati Uniti e di altri Paesi secondo cui l’esercito siriano starebbe usando armi chimiche e che la Siria è un Paese che possiede e usa questo tipo di armi, sono affermazioni ingiustificate e non supportate da prove sufficienti ed evidenti.

4. Il tempismo di questa ingiustificata aggressione contro la Siria, quando la Commissione internazionale indipendente di inchiesta stava per iniziare il suo lavoro in Siria, mina il lavoro di questa commissione.

5. Questa aggressione brutale distrugge le possibilità di una soluzione politica pacifica e porta a un’escalation e a maggiori complicazioni.

6. Questa ingiusta aggressione incoraggia le organizzazioni terroristiche e dà loro lo slancio per continuare nella loro azione terrorista.

7. Chiediamo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di svolgere il suo ruolo naturale nel portare la pace piuttosto che contribuire all’escalation delle guerre.

8. Facciamo appello a tutte le Chiese dei Paesi che hanno partecipato all’aggressione, perché adempiano ai loro doveri cristiani, secondo gli insegnamenti del Vangelo, e condannino questa aggressione, richiamando i loro governi a impegnarsi per la protezione della pace internazionale.

9. Salutiamo il coraggio, l’eroismo e i sacrifici dell’Esercito Arabo Siriano che coraggiosamente protegge la Siria e fornisce sicurezza alla sua popolazione. Preghiamo per le anime dei martiri e per la riabilitazione dei feriti. Siamo fiduciosi che l’esercito non si piegherà davanti alle aggressioni terroristiche esterne o interne, ma continuerà a combattere coraggiosamente contro il terrorismo fino a quando da ogni centimetro della terra siriana sarà sradicato il terrorismo. Allo stesso modo, lodiamo la coraggiosa posizione di Paesi che hanno relazioni di amicizia con la Siria e della sua popolazione.

Offriamo le nostre preghiere per la sicurezza, la vittoria e la liberazione della Siria da ogni tipo di guerra e terrorismo. Preghiamo anche per la pace in Siria e in tutto il mondo e chiediamo di rafforzare gli sforzi della riconciliazione nazionale per proteggere il paese e preservare la dignità di tutti i siriani.

Questo il comunicato di tre patriarchi della sede di Antiochia, sede apostolica e in quanto tale la più eminente del Paese, dopo i raid missilistici di Stati Uniti, Regno Unito e Francia contro la Siria.

La Chiesa siriana è stata unanime in questi lunghi anni di guerra nel condannare l’aggressione condotta delle milizie jihadiste in Siria. Una guerra per procura, hanno affermato in tutte le loro dichiarazioni, con gradazioni diverse.

Condotta da organizzazioni armate che, nonostante sigle e nomi diversi, quelle usate dai media per distinguere i terroristi da altre milizie libere e belle, sono tutte consegnate al Terrore. 

Una guerra mossa dall’esterno a un Paese sovrano che, nonostante difetti insiti in ogni organismo statale, era, ed è nonostante la guerra, un modello di convivenza.

Si tratta di uomini di Chiesa che hanno accesso a informazioni negate a tanti, in particolare ai cronisti occidentali, dal momento che possono avvalersi delle testimonianze dei cittadini e dei fedeli siriani.

Le loro voci sono state tacitate in ogni modo, obliate dai media o screditate, perfino accusate di connivenza con un regime sanguinario. 

Si tratta di uomini di Chiesa che hanno dimostrato di amare il proprio popolo, e di avere fede, rimanendo accanto al gregge loro affidato dal Signore come anche ai cittadini islamici che hanno trovato conforto nella loro presenza.

E ciò nonostante le bombe e le diuturne minacce: tanti i sacerdoti, i religiosi, i missionari uccisi, come sono stati presumibilmente uccisi anche due vescovi, di cui non si sa nulla da quando sono stati rapiti all’inizio della guerra.

Chi non si attiene alla narrazione fondata sull’assioma che i ribelli sono buoni e bravi e Assad è un macellaio è bollato come propalatore di Fake News. Accadeva lo stesso durante l’intervento in Iraq, durante la guerra libica etc. D’altronde stare nella narrazione favorisce la carriera (e altro).

Per quel che ci riguarda, siamo contenti di aver avuto come compagni di viaggio in questi lunghi e sofferti anni, seppur nelle distanze, questi e altri pastori della Chiesa siriana. Ne rendiamo grazie a Dio. E ringraziamo i lettori che ci hanno seguito e che speriamo continueranno a seguirci. Conforta.

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8 febbraio

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