11 aprile

Douma: di filmati e gas al cloro

Douma: l'attacco chimicoLe vittime dell’attacco chimico avvenuto a Douma, pretesto per un intervento militare occidentale molto rischioso in Siria, aumentano di giorno in giorno.

L’attacco chimico a Douma

Nel darne notizia, l’Osservatorio dei diritti umani in Siria, contava 11 persone con sintomi da soffocamento, senza però accennare ad agenti chimici o altri (vedi Piccolenote).

Poi altri, le organizzazioni sul campo, ovvero gli elmetti bianchi e la strana Sams, hanno riferito che a Douma hanno perso la vita 50 vittime. Poi sono diventate cento.

Ultima è arrivata l’Organizzazione mondiale della sanità che oggi, a distanza di giorni, comunica che le vittime sono state 500. Una crescita esponenziale.

Resta che nessuna indagine sul campo è stata fatta. Mentre i colpevoli sono già stati individuati: il governo di Assad.

I russi dicono che non si è trovato nulla sul posto. Nessun agente chimico. Ma ovviamente sono di parte. E però una verifica sarebbe necessaria prima di scatenare una guerra dai risvolti imprevedibili e globali.

Sulla vicenda aleggia un ulteriore allarme: oggi Trump ha annunciato che gli Stati Uniti stanno per lanciare missili “intelligenti” in Siria (davvero difficile credere all’intelligenza dei missili, ma va bene così).

E i russi hanno risposto che li avrebbero buttati giù, colpendo anche i siti di lancio (ovvero le navi Usa… è guerra, e non troppo intelligente, mister Trump).

Ma i russi hanno anche accennato al timore che gli ordigni siano lanciati anche su Douma, sito dell’asserito attacco chimico, rendendo impossibile ogni accertamento ulteriore. Speriamo non sia così.

I filmati dell’orrore

Al di là, ci è pervenuto, e lo pubblichiamo nonostante scritte non condivisibili, un video su un’esercitazione da agente tossico. Un’esercitazione fatta in Siria, tra i cosiddetti ribelli, come si vede dalle bandiere siriane esposte. Molto realistica, con bambini in preda alle convulsioni, la bava alla bocca e quanto altro (cliccare qui).

Sono davvero bravi a simulare. Per fare un confronto, l’esercitazione realizzata dall’esercito israeliano, pur sofisticato, sembra opera di dilettanti (cliccare qui).

Un particolare ci sembra rilevante: al settimo secondo della registrazione, se si ingrandisce, a destra si vede una bandiera nera appesa al muro, dietro la commissione che sovraintende l’esercitazione; è la bandiera di al Nusra.

Per inciso la milizia, legata al al Qaeda, tirava le fila delle forze jihadiste che occupavano Goutha (coordinava le altre due milizie incistate nel quartiere), entro la quale si trovava Douma.

Ovviamente il video non è stato lavorato né tagliato per renderlo più credibile. È grezzo, non destinato a un vasto pubblico. La scritta sotto: “non affronti una guerra basandoti su un video su Youtube” ha un suo perché.

Nel video invece che ha fatto il giro del mondo, quello che documenta l’attacco a Douma, dopo i primi due bambini trattati, che paiono per fortuna relativamente meno sofferenti, si vedono bimbi e bimbe bagnati presumibilmente con acqua fredda (ché non crediamo ci sia acqua calda da quelle parti), per lavare il cloro (se fosse gas nervino, come dicono quasi tutti i media, l’acqua non servirebbe a nulla).

Bambini fradici e, ovviamente, piangenti. Immagini strazianti.

Tra queste, meno terribile quella verso il 50° secondo: la voce narrante introduce un bambino che “ha gli occhi chiusi, sembra non riuscire ad aprirli; poi gli spruzzano qualcosa in bocca e il bambino si riprende”; subito, sollevato e sorridente, per fortuna.

Da capire che medicina gli hanno spruzzato in gola che agisce subitanea sugli occhi. Ma magari ha fatto confusione il narratore, anche se le immagini documentano quanto descritto (d’altronde non avrebbe effetto alcuno uno spray spruzzato su occhi chiusi).

Altro e più scioccante invece quanto avviene a bimbi e bimbe più piccoli, trattati un po’ come bambole e agitati di qua e là. Ma ovviamente sarà dovuto alla disperazione dei dottori, che le tentano tutte (per vedere il video, cliccare qui).

Sono immagini che danno da pensare.

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