26 marzo

Ghouta e la Guerra globale

Ghouta: evitato l'intervento in Siria dell'Us AmryLa battaglia di Ghouta sta finendo: due delle milizie jihadiste che controllavano il quartiere hanno accettato l’accordo con Damasco e sono state evacuate, mentre l’ultima, Jaish al islam (al Qaeda), sembra lo farà in settimana. Così l’operazione russo-siriana volta a strappare il quartiere ai jihadisti sembra vada a concludersi.

Ghouta: battaglia decisiva

Giordano Stabile spiega che la vittoria di Ghouta per Assad è “forse più importante di quella per Aleppo”, dal momento che da quel quartiere “partivano attacchi e infiltrazioni di combattenti, razzi e colpi di mortaio che rendevano precaria la sicurezza nella capitale” (La Stampa),.

Un accenno che spiega perché Assad abbia intrapreso la campagna militare e perché, come racconta Stabile, la popolazione di Damasco sia in festa.

Particolare che rivela le contraddizioni della narrativa mainstream, ora del tutto disinteressata ai civili di Ghouta, per la sorte dei quali ha trepidato: nessun cronista si è degnato di intervistarli, così non riportano gli orrori patiti sotto il tallone dei jihadisti sostenuti dall’Occidente, che invece hanno raccontato altrove…

Poteva andar diversamente, come spiega il sito israeliano Debkafile, che rivela come i russi, e non solo loro, avessero lanciato l’allarme: “i ribelli siriani che combattono nel Ghouta avrebbero simulato un attacco chimico contro i civili come pretesto per un attacco americano“.

Prove di Guerra globale

Gli Stati Uniti erano pronti a rispondere all’appello, infatti “nel Mediterraneo e nel Mar Rosso [era pronta] una flotta di navi da attacco  con missili da crociera”; una “forza composta da 7.500 soldati dell’esercito, una portaerei, almeno un incrociatore, un cacciatorpediniere e 65 – 70 aerei”.

Dettagli “confermati da fonti militari di Debka” (leggi esercito israeliano). Per contrastare l’eventualità, i russi avrebbero inviato in Siria un sistema d’arma difensivo “in grado di rilevare e disinnescare i sistemi elettronici di comando e controllo e radar di missili terra-aria e aria-aria trasportati da aerei, droni, veicoli terrestri e navi di superficie in un raggio di 400 km”.

Debka aggiunge di non sapere quanti di tali sistemi siano stati inviati nel Paese, che “se opportunamente distanziati sul suolo siriano”, si legge, “sarebbero in grado di vanificare le operazioni militari statunitensi in tutto il Paese, dal Nord dell’Iraq al Mediterraneo”.

Sono i giorni in cui scoppia il caso Skripal (Piccolenote), che alimenta i venti di contrasto a Mosca. E nei quali l’ambasciatrice statunitense all’Onu, Nikki Haley, avverte che Washington è “pronta a intervenire” in Siria.

Ma i jihadisti non riescono a far scattare l’attacco chimico, che pare dovesse aver luogo tra il 13 e 18 marzo, qualche giorno prima o durante le elezioni russe.

La Cnn riferisce che in quei giorni il Capo di Stato maggiore russo, generale Valery Gerasimov, ha una conversazione inusuale con il suo omologo americano, Joseph Dunford: il primo ha avvertito che i russi avrebbero reagito a un eventuale attacco in Siria.

Dunford è noto per il suo realismo ed è probabile abbia compreso l’allarme del suo interlocutore, volto a sventare un incidente di portata globale. Il comunicato russo, infatti, pur evitando dettagli, parla di “reciproca preoccupazione”.

Improbabile che Dunford non sapesse dello schieramento aeronavale al largo della Siria. Ma è probabile che, come altri nell’amministrazione Usa, non volesse impegnar battaglia, come chiedevano i neocon (leggi Haley).

E forse a evitare pericolosi avventurismi ha contribuito non poco l’invio da parte dei russi di sistemi di difesa avanzata in Siria. Fatto sta che l’intervento è stato evitato.

Giochi di guerra che dicono quanto il mondo sia stato vicino alla catastrofe. E raccontano l’altra faccia della battaglia di Ghouta orientale, quella nascosta dietro gli appelli umanitari e la narrativa mainstream.

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