23 marzo

Usa: Bolton “è tornato”. Vince la Guerra.

John BoltonTrump mette John Bolton al posto di McMaster. Il falco neocon è il nuovo Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, avvicendamento annunciato.

Bolton e le guerre neocon

Lo scandalo Facebook e il Russiagate danno il loro frutto avvelenato: il presidente cede ai suoi nemici e imbarca l’uomo-simbolo dei neocon.

Una mossa che stride con le aperture fatte in questi giorni da Trump, il quale ha chiamato Putin e ha accettato la mano tesa dal presidente della Corea del Sud.

Tanto che sia il Washington Post che il New York Times oggi aprono spiegando che la nomina di Bolton suscita preoccupazioni in Estremo oriente, in particolare in Corea del Sud, che vuole la pace con i vicini.

Debkafile disegna un buon profilo di Bolton: fiero sostenitore delle guerre neocon, si è detto favorevole ad “attacchi militari preventivi contro l’Iran e la Corea del Nord” e ha dichiarato che “Washington avrebbe dovuto agire per rimuovere Bashar Assad molto tempo fa e sostiene che la presenza espansionista militare dell’Iran e di Hezbollah in Siria deve essere fermata”.

Debka però accenna che le sue opinioni personali potrebbero esser messe da parte nell’esercitare la nuova funzione. E conclude che comunque “è il presidente a prendere le decisioni e un consulente è solo un consigliere”.

Cenno rassicurante, ma non troppo. Significativo anche quanto scrive Giuseppe Sarcina sul Corriere della sera  di oggi: Bolton “si è laureato in legge alla Yale University, nello stesso periodo in cui i corsi erano frequentati da Bill e Hillary Cllinton”.

In occasione del licenziamento del segretario di Stato Rex Tillerson avevamo scritto: “ieri ha vinto anche la Clinton” (Piccolenote). Lo ricordiamo perché istruttivo.

Ossessione Iran

C’è da aspettarsi una Casa Bianca più aggressiva. Ma potrebbe darsi un via libera alla pax coreana, per dare a Trump un successo, e una rinnovata veemenza in Medio Oriente, ossessione degli Stranamore neocon.

“È tornato”: è il commento trionfale della rivista neocon Weekly Standard. Che rilancia l’articolo di Bolton del 16 luglio 2017, quando Trump era chiamato a rinnovare l’accordo con Teheran. Emblematico il titolo dell’articolo: “Trump deve ritirarsi dall’accordo nucleare iraniano. Ora”.

L’ossessione anti-iraniana porterà a un’azione di contrasto all’influenza conseguita da Teheran in Iraq e Siria, come sottolineato da Debka.

Una possibilità alla quale accennava due giorni fa anche l’analista Dmitrij Suslov, voce accreditata del Cremlino, in un’intervista a Paolo Valentino: “La possibilità di una nuova azione militare americana contro le forze di Assad ci preoccupa. Ma stiamo cercando di prevenirla”.

“La dichiarazione dei nostri capi militari parla chiaro: intercetteremmo i missili Usa distruggendo eventualmente anche i siti di lancio, comprese le navi. È nostra opinione però che sia possibile scoraggiare gli Stati Uniti dal lanciare attacchi in grande stile” (Corriere della Sera).

Le possibilità di incidenti di percorso che portino a una guerra globale si sono  alzate. Anche perché la nuova aggressività Usa si somma a quella della Gran Bretagna, che si è lanciata in una veemente campagna anti-russa.

Se i neocon riusciranno ad allontanare anche il ministro della Difesa James Mattis, notizia che inizia a circolare, cadrà anche l’ultimo bastione dell’ala realista dell’amministrazione Usa (sul punto riportiamo l’editoriale del già citato Weekly Standard: “Mattis e Tillerson si opponevano alla decertificazione” del trattato con l’Iran).

E se riusciranno a piazzare un loro uomo anche in quel dicastero, si avrà un’amministrazione ancora più bellicista di quella di George W. Bush, nella quale c’erano figure che, pur con tragiche ambiguità, non rispondevano a tale ambito (Colin Powell e poi Codoleezza Rice).

Stavolta, però, gli Usa non hanno di fronte una Russia disastrata né una Cina chiusa in se stessa, ma due potenze globali determinate a difendere i propri interessi.

 

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