20 marzo

Lauder, la Palestina e l’estremismo religioso ebraico

LauderIl presidente del World Jewish Congress, Ronald Lauder, ha apertamente dichiarato il suo favore alla creazione di uno Stato palestinese accanto a quello israeliano, perché «13 milioni di persone vivono tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. E quasi la metà sono palestinesi».

Un intervento inusitato quello di Lauder, apparso sul New York Times di domenica scorsa e ripreso oggi dal quotidiano israeliano Haaretz

Lauder e lo Stato della Palestina

Israele, ha scritto il presidente del World Jewish Congress, si trova davanti a un bivio: «Concedere ai palestinesi pieni diritti e cessare di essere uno stato ebraico»; oppure «negare i loro diritti e cessare di essere una democrazia».

L’unico modo per evitare tali rischi, conclude, è favorire la creazione di uno Stato palestinese.

La presa di posizione di Lauder è resa ancora più significativa dal fatto che egli non è un uomo di sinistra, ambito che da sempre sostiene la soluzione dei due Stati, ma, come specifica sul NYT, è un conservatore repubblicano e, per di più, un  convinto sostenitore del Likud, il partito più importante della destra israeliana.

Il pericolo dell’estremismo religioso

Lauder si è spinto oltre, dichiarando la sue riserve sull’influenza dei partiti di ispirazione religiosa nell’ambito dello Stato israeliano: «Molti ebrei non ortodossi», scrive, «me compreso, sentono che la diffusione della religiosità imposta dallo Stato in Israele sta trasformando una nazione moderna e liberale in una nazione semi-teocratica».

Da qui una duplice minaccia: «la resa di Israele agli estremisti religiosi e la crescente disaffezione della diaspora ebraica. La maggior parte degli ebrei che vivono al di fuori di Israele non è ben accetta agli occhi degli ultraortodossi israeliani, che controllano la vita rituale e i luoghi santi nello Stato».

Lauder avrebbe consigliato a Trump di intraprendere una politica volta alla creazione di uno Stato palestinese, cosa che il presidente ha complicato non poco quando ha dichiarato Gerusalemme capitale di Israele.

La netta presa di posizione di Lauder avviene subito dopo il viaggio di Netanyahu negli Stati Uniti.

Il premier israeliano nei lunghi anni di governo ha sempre osteggiato la soluzione dei due Stati (nella prassi, mai apertamente). Così l’intervento di Lauder, che certo si è incontrato con Netanyahu, appare ancor più significativa.

Difficile che il premier israeliano abbia cambiato approccio sulla questione palestinese, ma non gli sarà facile ignorare, come da prassi pregressa, un intervento tanto esplicito e tanto alto. Considerazione che vale anche per altri politici israeliani.

Quanti pensavano che l’assassinio di Rabin avesse precluso per sempre la possibilità della soluzione dei due Stati possono guardare il futuro con meno pessimismo.

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