12 marzo

Ghouta: i miliziani sparano sui civili in fuga

miliziani a ghouta estI miliziani sparano sui civili in fuga da Ghouta Est. Ne abbiamo scritto in altre note, ora la conferma arriva da un articolo di Giordano Stabile (La Stampa).

I miliziani jihadisti, annota il cronista, «si sono spinti, hanno testimoniato funzionari dell’Onu, a sparare con i cecchini sulle famiglie in fuga, in modo che nessuno possa uscire dal quartiere».

Righe “dal sen fuggite”

Due righe sfuggite all’usata narrativa sulle operazioni russo-siriane volte a riprendere il quartiere di Damasco sequestrato anni fa.

Un fuggevole cenno, nulla più. Ma che smaschera tutta l’artificiosità di una narrativa volta a dipingere tale campagna militare come un’operazione di macelleria.

Avevamo già scritto di tale terribile circostanza. E anche pubblicato il video della fuga miracolosa di Fatima e Hamza, sfuggiti al fuoco dei cecchini jihadisti.

Un filmato più che noto, ma che è stato nascosto al mondo: i bambini straziati dai miliziani anti-Assad non fanno notizia.

Ora la conferma arriva da fonte più che autorevole: le Nazioni Unite.

A fronte di una situazione che vede i miliziani di Ghouta continuare a bombardare gli altri quartieri di Damasco (ieri altri quattro morti ammazzati), è ovvio che il governo siriano non può che tentare di porre fine a tale tragico stillicidio, che dura tempo.

Non ha alternativa, a meno che i miliziani non smobilitino.

Una strada, quest’ultima, più che percorribile: la comunità internazionale potrebbe chiedere all’Arabia Saudita di intercedere, stante che i macellai jihadisti obbediscono a Ryad (vedi anche Stabile).

Ma nessun appello è stato rivolto a Ryad, né a livello diplomatico né mediatico.

Né è stato chiesto ai sauditi di ordinare ai loro talgiagole di fiducia di permettere ai civili di scappare attraverso i corridoi umanitari aperti dai russo-siriani o, almeno, di non sparare sui civili in fuga.

Nessun alto appello umanitario si è levato in tal senso.

Solo appelli ai siriani e ai russi perché desistano dal loro intento. Cosa che semplicemente, allo stato delle cose, non possono fare.

Operazione Ghouta e Margine di protezione

Detto questo, il fatto che la campagna militare russo-siriana proceda con una lentezza esasperante, stante che avrebbero potuto spazzare via i jihadisti in una settimana, è indice che stanno tentando di minimizzare le perdite civili.

Non hanno usato ordigni di distruzione di massa quali le bombe al fosforo, come hanno fatto gli americani in un’altra battaglia siriana, quella di Raqqa (ne riporta una fonte non certo di parte: il New York Times).

Stanno procedendo con cautela, come indica il fatto che sono riusciti a dividere il quartiere in tre tronconi, così da scollegare tra loro le varie fazioni e tentare una mediazione multipla per spedirli a Idlib, città siriana ancora sotto il tallone jihadista.

Sarebbe interessante se gli proponessero una destinazione britannica o americana, per dire di due Paesi che si stanno spendendo per la causa di tali talgiagole. Chissà come verrebbero accolti…

Vogliamo terminare questa nota con una considerazione: la campagna di Ghouta sembra purtroppo aver fatto circa mille morti, tra cui anche bambini.

L’operazione Margine di Protezione condotta da Israele contro Gaza fece oltre 2.000 morti, tantissimi dei quali bambini.

Anche in quel caso il governo di Tel Aviv si mosse per far cessare il lancio di missili che da Gaza era diretto contro Israele (colpi che, per inciso, non hanno causato neanche una minima parte delle vittime provocate a Damasco).

Per quell’operazione Netanyahu non è stato etichettato come macellaio, né la comunità internazionale ne ha chiesto la rimozione, anzi.

Non interessa in questa sede stigmatizzare quanto accaduto allora, solo evidenziare un diverso registro narrativo…

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