10 marzo

Liberman contro gli estremisti israeliani

avigdor liberman

«Israele è stato sequestrato dagli estremisti» con questa dichiarazione Avigdor Liberman ha innescato una polemica nuova nell’ambito politico israeliano.

Il nodo della controversia è la nuova legge sul servizio di leva, del quale il ministro della Difesa si sta facendo promotore e che i partiti ultra-ortodossi rifiutano.

Tale legge costringerebbe alla leva anche ambiti ultra-ortodossi finora esenti a motivo a del loro credo religioso.

Una querelle non nuova in Israele, ma rinnovata dall’iniziativa di Liberman.

La dura opposizione degli ultra-ortodossi ha provocato l’inusuale dichiarazione di Leberman, che pure è figura forte della destra israeliana dei quali questi sono parte più che significativa.

Il ministro della Difesa è stato addirittura accusato di anti-semitismo. Scontro più che acceso, dunque, anche sul piano sociale.

Venerdì scorso, infatti, riporta Times of Israel, nel quartiere ultra-ortodosso di Mea Shearim, a Gerusalemme, nel corso di una manifestazione promossa da oppositori della legge, alcuni dei partecipanti hanno inscenato l’impiccagione di un’effige raffigurante un soldato dell’esercito israeliano, mentre un’altra immagine speculare è stata data parzialmente alle fiamme.

Un’iniziativa che Liberman voleva fosse condannata dai leader ultra-ortodossi, che invece hanno soprasseduto, come stigmatizzato successivamente dallo stesso…

Altre controversie ha acceso una manifestazione promossa dai seguaci di  Rabbi Shmuel Auerbach (da poco scomparso), anche questa rivolta contro il disegno di legge, che ha visto scontri con la polizia in funzione anti-sommossa.

La strategia politica di Liberman

I partiti ultra-ortodossi hanno accusato Liberman di finalità politiche nascoste: ovvero cercherebbe di allargare i suoi consensi nell’ambito della destra israeliana.

Accusa alquanto fondata. È evidente che, in un momento di grande difficoltà per il premier Netanyahu (inseguito da inchieste giudiziarie serrate), Liberman stia tentando di proporsi come possibile futuro leader di tale area.

Mentre Netanyahu si trova in America in cerca di puntelli per il suo personale destino e di convergenze sul constrasto all’Iran, Liberman ha lanciato la sua personale Opa sulla destra.

Una prospettiva forse velleitaria quella del ministro della Difesa, stante il suo scarso seguito politico.

Ma che cerca sponde in ambiti diversi: sta tentando infatti di virare al centro, come dimostra la polemica contro gli ultra-ortodossi; e cerca sponde nell’apparato di intelligence e militare, come segnala l’iniziativa legislativa in questione che gode appunto del favore di tali apparati.

Il dissidio sta creando difficoltà al governo. Già traballante a causa della nuova fragilità di Netanyahu, potrebbe non reggere alla lacerazione.

Da qui la volontà del premier, e di altri alleati di governo, di trovare un compromesso.

Ma al di là della politica interna, e della tante sfaccettature del caso, il particolare va segnalato come indice che il conflitto che abita nel profondo Israele tra le istanze proprie di alcuni movimenti religiosi e la laicità dello Stato non è affatto sedato, come apparso durante il lungo percorso politico di Netanyahu (una vera era in politica).

E che tale conflitto non abita solo la contrapposizione tra la destra e la sinistra politica, ma anche il composito e ampio ambito della destra. Ciò complica ancor più la già complessa politica israeliana, immettendo nel sistema variabili di imprevedibile sviluppo. Con riflessi sull’intera regione.

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