27 febbraio

Siria: prospettive da Terza guerra mondiale

bombardamento, esplosioni sul terreno. Con il bombardamento Usa contro i russi a deir ezzor, gli Usa aprono a scenari da terza guerra mondialeScenari da Terza guerra mondiale in Siria. Che discendono dall’accelerazione impressa al regime-change siriano in questo inizio 2018. Ma procediamo con ordine.

L’occupazione della Siria

Si scopre che lo scopo ultimo dell’offensiva turca nel cantone curdo di Afrin è quello di creare un corridoio che colleghi Idlib, obiettivo di un’offensiva di Damasco, alle aree di Azaz, mettendo in comunicazione tra loro due zone in mano ai jihadisti confinanti con la Turchia.

Non solo quindi l’allontanamento delle forze curde dai suoi confini, come da dichiarazione ufficiale, ma l’occupazione, per interposte milizie jihadiste, di una fascia di territorio siriano.

Non si tratta di una oscura ricostruzione complottista, ma è quanto si legge sull’Agenzia di stampa ufficiale turca (Anadolu).

Allo stesso tempo, un’altra parte della Siria è saldamente in mano americana. Lo ha detto in maniera alquanto brutale il Segretario di Stato americano Rex Tillerson il 13 febbraio scorso in una conferenza stampa: gli Stati Uniti «controllano il 30% del territorio siriano, una grande quantità di popolazione e una grande quantità di giacimenti petroliferi della Siria» (Us Department of State).

Il regime-change siriano ad opera delle milizie jihadiste, le cui legioni sono state scatenate a tale scopo nel Paese, è stato sventato; dopo sette anni Assad è ancora al suo posto. Certo, restano delle aree controllate da tali milizie, come ad esempio Ghouta Est.

Ma al massimo tali residue forze possono essere usate per creare destabilizzazione, logorare le difese siriane, esasperare la popolazione e mettere ulteriormente in cattiva luce Assad.

Ma questo è il passato. Ora lo scontro si è fatto diretto: a mettere in ambasce Damasco non sono più le milizie jihadiste, ma direttamente Turchia e Stati Uniti (ancora difficile un intervento israeliano sul Golan, ma possibile).

Una Turchia diversa da quella che ha ricercato l’accordo con Putin, più propensa a dialogare con quell’Occidente che considerava colluso con il golpe che lo ha quasi destituito (Piccolenote). Il prossimo incontro (8 marzo) tra alti funzionari turchi e americani è indicativo di tale convergenza (vedi Anadolu).

La sfida da Terza guerra mondiale

Ma in Siria c’è la Russia, alleata di Assad, cosa che complica i piani diretti allo scontro frontale con Damasco (si rischia la Terza guerra mondiale). Quella Russia che ha anche aiutato i siriani a mettere a punto le difese anti-aeree, le quali hanno tirato giù un aereo israeliano.

Da qui una pressione senza precedenti su Mosca perché abbandoni al suo destino il presidente siriano. Si colloca in questo quadro il bombardamento contro i russi (e altre milizie sciite) a Deir Ezzor: sembra siano 200 i morti.

Un bombardamento anomalo, inutile nella sua intensità, da terza guerra mondiale appunto. Certo, la compagnia (mercenari russi della Wagner) aveva oltrepassato l’Eufrate, ma ciò non spiega la brutalità dell’attacco.

Il bombardamento del 7 febbraio, iniziato alle dieci di sera, «è durato quasi ininterrottamente sino all’alba del giorno dopo», scrive Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera del 24 febbraio.

«Il nostro attacco poteva essere anche di minore intensità e avrebbe sortito il medesimo risultato di costringere le colonne in avanzata a ritirarsi. Ma era importante lanciare un segnale forte», hanno riferito fonti del Pentagono alla Nbc (sempre il Corriere).

Ne è uscito «il massacro dei russi», come accenna ancora Cremonesi. Il segnale a Mosca è stato recapitato: l’alleanza con Assad non è più tollerata. Costerà sangue.

Putin non sembra intenzionato a mollare, tanto da inviare a Damasco i suoi più sofisticati jet, compresi gli aerei invisibili, gli stealth. Il guanto di sfida, dunque, è stato accettato; né può fare altrimenti: se perdesse la Siria si ritroverebbe i terroristi alla porta di casa.

Il rischio di uno scontro diretto tra russi e americani è alto. Il massacro di Deir Ezzor indica che Washington ha perso il senso della misura: poteva innescare una reazione russa e aprire le porte di Giano della Terza guerra mondiale. Una prospettiva che il Pentagono non ha esitato a sfidare.

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