23 febbraio

L’Aiea: l’Iran rispetta l’accordo sul nucleare

L'Aiea: l'Iran rispetta l'accordo sul nucleare«L’Iran rispetta gli impegni che si è assunto nell’accordo sul nucleare, concluso con le grandi potenze nel 2015, secondo quanto informa un rapporto trimestrale dell’Aiea pubblicato giovedì». Così France press.

«L’Agenzia internazionale per l’energia atomica », prosegue l’agenzia, «indica che Teheran non ha arricchito uranio sopra i livelli proibiti né ha immagazzinato riserve illegali di uranio arricchito o di acqua pesante».

La violazione “spirituale” dell’Iran

Nell’ottobre scorso il presidente degli Stati Uniti aveva dichiarato che Teheran aveva violato lo «spirito» del trattato, minacciando di rinnovare le sanzioni contro di essa abrogate a suo tempo da Obama proprio grazie a quell’intesa.

Una minaccia poi rientrata, dal momento che avrebbe posto direttamente in urto Washington con i suoi alleati d’Occidente, decisi a conservare un accordo che, al di là di un non meglio precisato piano spirituale, stava  funzionando sul piano della “realtà”.

il nuovo rapporto dell’Aiea conferma ancora una volta quella conformità. Non basterà a prolungare il trattato, ma aiuta i Paesi che ne sostengono la positività a difendere le proprie ragioni.

C’è una grande pressione internazionale per far annullare quanto stipulato, dal momento che l’intesa ha sdoganato l’Iran, riconsegnandogli un’agibilità internazionale che certi ambiti vedono con crescente preoccupazione.

Uno dei nodi della questione resta che ad oggi, stante l’incertezza sulla permanenza dell’accordo, l’Iran resta sospeso, come anche i suoi rapporti con la comunità internazionale, sia a livello diplomatico che economico.

Ciò crea non poche difficoltà alle autorità iraniane, che al loro interno devono difendere un accordo dal quale Teheran non trae grandi benefici, anzi. Non solo: è additata come un nemico della pace internazionale dalla sua controparte.

Tale diffidenza ha portato sfortuna ad altri Paesi arabi, come l’Iraq, la Libia e la Siria. Così, agitando il rischio di un conflitto di grandi proporzioni con l’Occidente, parte della destra iraniana, che ha grande influenza negli apparati militari, incalza i moderati al governo sostenendo la necessità di rafforzare l’apparato difensivo. Anche con l’arma atomica.

I rischi di una riforma del Trattato

Come sempre gli estremi si alimentano a vicenda: l’assertività di parte dell’Occidente fa il paio con quella di certa destra iraniana. Ambedue, per ragioni opposte ma simili, vogliono la fine del trattato. E creano difficoltà a quanti, nel mondo e in Iran, credono che quell’accordo sia parte di un cammino volto a favorire la distensione internazionale.

Certo, anche l’accordo è riformabile. E forse tale passo è inevitabile, anche perché Trump lo ha promesso in campagna elettorale e non sembra intenzionato a innestare la retromarica, che peraltro sarebbe usata dai suoi avversari politici, fuori e dentro il suo partito, per massacrarlo.

Ma porre mano a una riforma è materia delicata: ci si può accingere a tale esercizio con l’intenzione di sedare alcune preoccupazioni internazionali che quel trattato pone, ad esempio il programma missilistico di Teheran (proposta del presidente francese Emmanuel Macron). Oppure semplicemente per porre clausole inaccettabili da Teheran.

Tanto inaccettabili da spingere le autorità iraniane ad abbandonare il trattato. Oppure ad accettare una riforma “capestro”, tale da suscitare un’ondata di sdegno contro i suoi firmatari all’interno dell’ambito iraniano. I firmatari di tale revisione al ribasso ne sarebbero travolti e i vincitori annullerebbero subito quanto da loro inopinatamente siglato.

È un gioco di scacchi, nel quale in ballo non c’è l’esito di una partita, ma il destino di milioni di persone, dentro e fuori l’Iran. Ché la guerra a Teheran, se ci sarà, sarà globale.

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