23 febbraio

Al Qaeda chiede aiuto a Erdogan

donne curde piangono i loro morti ad Afrin

Ad Afrin

La crisi di Afrin si allarga. La campagna militare turca contro il cantone curdo ha un momento di stasi: le forze siriane sono arrivate nell’area per difendere i curdi e  il conflitto per ora è attutito.

Le forze di Damasco, infatti, dovrebbero rappresentare una deterrenza, stante che Ankara a questo punto dovrebbe impegnarsi in una guerra contro Damasco.

Un rischio per Ankara. A livello militare il pur potente esercito turco si è dimostrato più che  disorganizzato.

Tanto che deve censurare le pesanti perdite subite negli scontri contro gli agguerriti miliziani del Pyd e del Pkk. E nascondere  l’impantanamento di una campagna militare propagandata come un Blitzkrieg. Affrontare anche l’esercito di Damasco pone criticità ulteriori.

Afrin: la Russia ha fermato i turchi

Ma è soprattutto il livello politico che, almeno finora, pone un freno all’escalation. Recep Erdogan è tornato a guardare l’America. Ma ancora non sembra intenzionato a rompere con Teheran e soprattutto con Mosca.

Il presidente turco ha più volte cercato il consenso dell’Iran, ma il presidente Rouhani non ha voltato le spalle ad Assad.

E così Putin. Emblematico quanto riporta il sito israeliano Debka: l’impatto dell’esercito turco contro quello di Damasco è stato impedito da Mosca, che ha minacciato di «abbattere qualsiasi velivolo turco» avesse violato l’enclave.

Ma Erdogan non demorderà. Resta il mistero sul silenzio riguardo le vittime civili della campagna militare turca. In questi giorni fanno notizia solo i morti dell’attacco di Damasco al quartiere di Ghouta (Piccolenote).

il vice-presidente turco ha dichiarato che «non ci sono stati feriti o vittime civili», (Anadolu), L’agenzia stampa turca ragguaglia anche sul numero dei miliziani uccisi: 1.800. Delle due l’una: o i turchi usano armi fantascientifiche in grado di distinguere alla perfezione il bersaglio o dicono bugie.

Pervin Buldan, co-presidente del partito di opposizione (e filo-curdo) turco HDP, è della seconda opinione; come sintetizza il Daily Star, ha spiegato che ad Afrin «sono morti molti civili, comprese donne e bambini».

Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani sarebbero  112 i civili uccisi. Vista la parzialità della fonte (nata in funzione del regime-change siriano), devono essere almeno 10 volte tanti.

Al Qaeda lancia un appello a Erdogan

La crisi di Afrin si incrocia con quella di Goutha: non solo per i diversi criteri usati per registrare i morti ammazzati e per l’importanza ascritta alle vittime delle due crisi. Ma anche perché il Consiglio locale di Ghouta ha chiesto alla Turchia di aiutarli (Anadolu).

Un invito incendiario al quale Erdogan potrebbe anche rispondere. Sarebbe una follia. Per inciso, Ghouta è controllata dai terroristi di al Nusra, leggi al Qaeda, quelli delle Torri gemelle…

In attesa degli sviluppi, la vicenda di Afrin ha anche a che vedere con il martellamento mediatico sulle asserite brutalità compiute dall’esercito siriano a Ghouta.

Di certo i fantaccini di Damasco non andranno in guerra con fucili ad aria compressa, ma non crediamo neanche alla grossolana propaganda dilagante, che li dipinge come una sorta di nazisti.

Tale propaganda ha due conseguenze: svia l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale dal cinismo degli Usa, che hanno lasciato massacrare i curdi, finora elogiati per l’impegno profuso nella lotta contro l’Isis e per questo definiti preziosi alleati.

Ma serve a nascondere soprattutto altro: il fatto che, nonostante sia stremata da anni di guerra, Damasco è stata l’unica a ergersi a difesa dei curdi. Certo, è interessata a non perdere quel pezzo di territorio dello Stato, ma poteva anche accordarsi con i turchi, come hanno fatto gli Usa. Peraltro spesso la complessa guerra siriana li ha visti opposti alle milizie curde. E invece…

Insomma, Assad rischiava di apparire come un salvatore. Invece doveva restare il macellaio dipinto dalla narrativa corrente.

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