16 febbraio

Strage Florida: Cruz denunciato cinque mesi fa...

Lo scorso settembre l’Fbi aveva ricevuto una segnalazione più che inquietante riguardo Nicolas Cruz, il ragazzo che ha fatto strage nel liceo di Parkland, in Florida. Aveva avviato una blanda inchiesta. Tanto blanda che non ha portato a niente. E oggi si piangono 17 ragazzi morti ammazzati.

La rivelazione scioccante arriva dal Washington Post di oggi, in un articolo firmato da Matt Zapotosky, Devlin Barret e Emma Brown: «A settembre», si legge sul giornale americano, «un informatore aveva avvisato l’FBI di aver letto un commento inquietante lasciato su un video online: “Diventerò uno school shooter professionista“». Tale commento risultava «pubblicato dall’utente di YouTube “nikolas cruz”».

School shooter individua un crimine ben preciso, dal momento che l’espressione identifica gli autori degli attacchi alle scuole che stanno tormentando gli Stati Uniti.

«Il giorno dopo», continua il giornale, «due agenti dell’FBI interrogarono» Ben Bennight, l’autore della denuncia. «Il Bureau controllò i database pubblici e delle forze dell’ordine» per verificare chi fosse questo «Cruz che destava preoccupazione, ha riferito l’FBI, ma non riuscì a identificare la persona che aveva postato il commento».

L’articolo dettaglia che, letto il post di Cruz, Bennight aveva subito inviato una mail allarmata all’Fbi, che però era tornata indietro inevasa.

Ma non si era dato per vinto: aveva chiamato la sezione locale dell’Fbi spiegando al suo interlocutore che quel Cruz aveva detto di «voler diventare uno school shooter professionista» e invitandolo ad adoperarsi per fare il possibile.

Insomma, non una denuncia fugace, ma una vero e proprio allarme. Però quel Nicolas Cruz rimase ignoto.

«I funzionari dell’FBI», si legge ancora sul Washington Post, «hanno rifiutato di spiegare quali specifiche ricerche siano state effettuate per cercare di identificare il proprietario dell’account o eventualmente collegarlo ad altri profili nei social media. Cruz aveva due account Instagram che contengono anche il suo nome: cruz_nikolas e nikolascruzmakarov».

Una verifica l’hanno fatta gli autori dell’articolo, con qualche risultato: «Una ricerca sul database degli account pubblici Nexis sulle persone con il nome “Nikolas Cruz” dà 22 risultati […]. Non è chiaro se l’FBI ha tentato di contattare una di queste persone».

Per inciso, la makarov riportata sul secondo profilo instagram di Cruz, è la marca di una nota pistola. Poteva essere una pistola fumante, per parafrasare l’espressione usata nel gergo polizesco che indica una prova schiacciante. E la foto che abbiamo messo in esergo a questo articolo, pubblicata da Cruz su un social, interpella se guardata alla luce di quanto emerso.

Certo, l’Fbi non può approfondire tutte le denunce che gli arrivano. Ma visto che in America le sparatorie nelle scuole sono diventate un flagello, una denuncia tanto specifica avrebbe forse meritato maggiore attenzione.

È davvero difficile credere che un’Agenzia di polizia tanto sofisticata come il Bureau non possa identificare l’autore di un commento su un social, cosa che può fare anche la meno sofisticata polizia postale italiana.

A meno di scoprire che Cruz è un hacker abilissimo a far sparire le sue tracce, cosa che finora non è emersa né dalle indagini della polizia né dalle inchieste, alquanto dettagliate, dei giornali.

In realtà sembra un pazzo più che sprovveduto. Tanto da annunciare la sua intenzione assassina su un social, rischiando di comprometterla. Se a investigare fossero stati altri, occorre purtroppo aggiungere.

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