12 febbraio

Le Olimpiadi della pace

Bizzarro destino per delle Olimpiadi invernali: vivono di gelo ma hanno portato il disgelo.

Non solo la sfilata unitaria delle due squadre coreane e la riunificazione simbolica delle squadre di hockey femminile; non solo la stretta di mano tra la sorella di Kim Jong-un e il presidente sudcoreano, ma altro e ancora più importante: l’invito rivolto a Moon Jae-in a visitare Pyongyang e il consenso Usa al disgelo, con il vice-presidente Mike Pence che si dice pronto a dialogare con il leader nordcoreano.

Buone notizie, dunque, dall’Estremo oriente, anche se ci si interroga se lo spiraglio di pace sia reale o effimera meteora.

In realtà Kim Jong-un sembra aver ottenuto quanto chiedeva, anche grazie all’intelligenza di Moon Jae-in, il leader sudcoreano che ha vinto le presidenziali proprio per la sua propensione ad avviare una riconciliazione con il Nord (Piccolenote) e che ha frenato a oltranza le spinte belliciste interne ed internazionali.

Quanto avvenuto non prefigura solo una riconciliazione tra le due Coree. Si tratta di una riconciliazione della Corea del Nord con il  mondo, dal momento che la pace con Seul la porterebbe fuori dall’alveo degli Stati canaglia nel quale è stata relegata – da decenni – da Washington, impedendogli qualsiasi agibilità internazionale.

Inoltre il raggiungimento di una deterrenza militare dovrebbe spingere Pyongyang a porre fine ai test missilistici, che tanta  fibrillazione hanno portato al mondo, in particolare a Washington.

Insomma, sono tanti i motivi per i quali gli spiragli aperti in questi giorni potrebbero aprire una nuova fase per Pyongyang e il mondo intero.

Le Olimpiadi sono da sempre simbolo di pace: poche volte nella storia tale caratteristica è stata tanto manifesta, basti pensare che la tensione tra Usa e Corea del Nord ha rischiato di trascinare il mondo in una guerra globale.

Resta da capire se l’America sia davvero disposta ad assecondare la riconciliazione, dal momento che la crisi nordcoreana finora gli è stata utile anche, e soprattutto, in chiave anti-cinese, convitato di pietra delle varie crisi regionali innescate dalla sfida incendiaria tra Washington e Pyongyang. Vedremo.

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