8 febbraio

Omelie brevi

«L’omelia deve essere ben preparata, deve essere breve”. Così papa Francesco nel corso dell’udienza generale nell’aula Paolo VI di ieri. «Mi diceva un sacerdote che una volta che era andato in un’altra città dove abitavano i genitori, il papà gli aveva detto: “Tu sai, io sono contento perché con i miei amici abbiamo trovato una chiesa dove si fa una Messa senza omelia’”».

Un breve cenno, che vale tanto, quello del Papa. Le omelie lunghe e noiose sono una delle maggiori disgrazie capitate nella Chiesa negli ultimi decenni: tediano i fedeli e li allontanano dalla messa.

In passato era fatto espresso divieto di tenerle nei giorni feriali. Magari era più evidente così che il protagonista della messa non era il sacerdote ma Gesù.

E  la gente andava a messa anche in questi giorni, di solito destinati alle quattro benedette vecchiette di sempre e ai giovani, sempre meno giovani, a volte chiamati ad animare la messa.

Ma al di là del pregresso, di difficile ritorno, resta un detto varie volte riportato nel nostro sito: i primi cinque minuti dell’omelia sono di Dio, i secondi del sacerdote e gli altri del diavolo.

Detto questo, seppur ben preparata, l’omelia non è detto che attragga i fedeli al Signore: è una grazia che non può darsi in automatico con la preparazione. La brevità aiuta anche in questo caso: lo strazio dei fedeli sarà  di poca durata.

Non sappiamo se e come i sacerdoti accoglieranno l’autorevole suggerimento del Papa. In genere, appelli similari del passato sono passati del tutto inosservati.

 

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