7 febbraio

Di Lupi e migranti

L’omicidio di Pamela Mastropietro e il successivo raid di Luca Traini lacerano l’Italia. Non ne abbiamo scritto prima perché in attesa dell’inchiesta su Pamela: non è la prima volta che un efferato omicidio è attribuito a un extracomunitario poi rivelatosi estraneo ai fatti.

Avvenne per la strage di Erba, l’11 dicembre del 2006 (i nefasti 11) quando furono uccisi a colpi di spranga e di coltello quattro persone, tra cui un bambino. I media identificarono subito l’assassino nel tunisino Azouz Marzouk, cosa che scatenò indignazione contro gli immigrati.

Si scoprì poi che a uccidere erano stati i vicini di casa; almeno questa la verità giudiziaria (che ad Azouz non convince affatto; vedi il Giornale).

Accadde lo stesso per l’efferato assassinio di Meredith Kercher, avvenuto nella notte di Halloween del 1 novembre del 2011. Allora fu la volta di Patrick Lumumba a essere indicato come mostro. Era innocente.

Anche in questo caso occorre attendere: al momento al nigeriano Innocent Oseghale non è contestato l’omicidio ma, seppur nefandi, solo i reati di vilipendio e occultamento di cadavere. La ragazza, tossicodipendente, potrebbe essere morta di overdose.

Peraltro l’efferato sezionamento del corpo della vittima e il lavaggio con la varechina potrebbe essere opera di altri. Magari della malavita organizzata, che usa simili sistemi.

Nell’attesa, il neonazista Luca Traini ha sparato. Traini il Lupo, come indicato dalla stampa riecheggiandone un altro, quel Luciano Liboni che per giorni tenne l’Italia sospesa al Terrore.

Goffredo Buccini sul Corriere della Sera di domenica scorsa descrive così l’accaduto: Luca «si mette il tricolore sulle spalle e grida “viva l’Italia” […] Poi fa il saluto fascista e si inginocchia davanti ai carabinieri che l’arrestano».

«È mezzogiorno e quaranta, e a Macerata, la “città di Maria” come la chiamano qui, devota e quieta come un angolo di Paradiso, finisce questa mattinata che sembra Charlottesville, o qualche altro angolo di inferno spalancato dai suprematisti».

«[…] Finisce come in un rito, certo pensato e farneticato persino nella toponomastica, sulle scale del monumento ai Caduti, in piazza della Vittoria. C’è chi faticherà a chiamarlo terrorismo, ma di sicuro è terrore».

Terrorismo, parola esatta. Lo indica anche il fatto che durante il raid, come accaduto per certe incursioni del Terrore, il sindaco di Macerata ha chiesto ai cittadini di non uscire di casa.

Traini ha usato una glock, arma sofisticata. L’attacco terroristico ha avuto l’esito di focalizzare le prossime elezioni su fascismo e migranti. Temi che saranno più decisivi di altri, come ad esempio come fa una famiglia ad arrivare a fine mese, come uscire dalle strette della Finanza selvaggia et similia.

Certo, le ondate migratorie sono un dramma che non può essere affrontato solo in termini di accoglienza, ma con una politica intelligente. E criminalizzare i migranti è altrettanto errato: peraltro si dimentica che l’Italia ha costruito il suo benessere anche grazie ai migranti, non tutti agnelli. Basta pensare alla mafia, esportata con successo negli States.

Detto questo, il dilagare di movimenti di estrema destra e nazisti inquieta. Ma è pur vero che quanti oggi denunciano il pericolo nazista hanno esaltato la primavera ucraina contro l’oppressore russo, chiudendo gli occhi sulle milizie naziste che ne hanno determinato il successo.

Ma al di là della digressione, val la pena sottolineare che la pregiudiziale anti-fascista è finita con la Prima Repubblica. E oggi anche la grande Finanza, vittoriosa sulla Politica di quella Repubblica, chiede di superarla attraverso riforme più consone ai propri interessi (vedi Piccolenote).

La fine di tale pregiudiziale è un altro esito del colpo di Stato avvenuto agli inizi degli anni ’90, che ha rimodellato l’Italia. Quel colpo di Stato che segnò il trionfo, sotto altre forme, della strategia della tensione che per anni ha insanguinato il Paese.

Il Terrore di Macerata non apre un altro capitolo di quella strategia e di quel trionfo, ne è espressione succedanea che, oggi limitata, può dilatarsi. Ci vorrebbe un salto di qualità della nostra classe dirigente per farvi fronte. Ma non si vede come: il dibattito sull’emergenza migranti e fascismo indica anzi che la strategia ha avuto successo.

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20 febbraio

Afrin

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