5 febbraio

Andreotti e Sigonella

Lirio Abate, sull’Espresso di questa settimana, rende noti stralci dei diari segreti di Arafat. Di grande interesse la parte riguardante il sequestro dell’Achille Lauro da parte di un commando palestinese (1985).

L’Italia, secondo la ricostruzione dei diari, contatta Arafat per porre fine alla spinosa vicenda, che rischiava di trasformarsi in un bagno di sangue. Il leader palestinese, che nega il coinvolgimento nel dirottamento, invia sul posto un suo uomo, Abu Abbas, incaricato di mediare.

Il sequestro si risolve: la nave fa rotta verso un porto egiziano dove i passeggeri vengono liberati; in cambio, come da accordi, al commando viene rilasciato un salvacondotto: viene loro concesso un aereo che avrebbe dovuto portarli al riparo in Tunisia.

Ma si sparge la notizia di un orrendo delitto accaduto a bordo: qualcuno dei sequestratori ha ucciso e gettato in mare Leon Klinghoffer, un americano di origini ebraiche.

Gli Stati Uniti fanno volare i loro caccia e costringono l’aereo ad atterrare alla base Nato di Sigonella. Giunto all’aeroporto, i Vam e i carabinieri si schierano a far cordone attorno al velivolo, impedendo ai Navy seals americani, giunti insieme all’aereo egiziano, di attaccare e prelevare i palestinesi.

I soldati dell’U.S. Army, invece di desistere, si dispongono attorno all’aereo, circondando così i militari italiani.

Seguono momenti di tensione, che arriva alle stelle quando giungono all’aeroporto i carabinieri inviati dalle caserme di Catania e Siracusa.

Questi a loro volta circondano i soldati americani, i quali si vedono così costretti a lasciare andare i fuggiaschi. Anche perché i carabinieri hanno l’ordine di difendersi nel caso in cui gli americani avessero iniziato a sparare (particolare che non viene riferito nel report dell’Espresso, ma noto alle cronache).

Scrive l’Espresso: «Chi ha letto gli appunti di Arafat rivela che la linea dura del governo italiano verso le pretese americane sarebbe stata decisa non da Craxi – come si è sempre creduto – ma da Andreotti, che era in contatto diretto con Arafat».

In realtà era cosa nota. Andreotti aveva usato Craxi per far digerire l’accordo agli americani, avendo il leader socialista rapporti stretti con gli ambiti atlantisti, al contrario dell’esponente democristiano che da questi era considerato inaffidabile, se non un antagonista, stante la sua predisposizione alla mediazione.

Interessante anche il quadro descritto: se Arafat fu costretto a inviare un suo uomo per intavolare una trattativa, è evidente che il commando non rispondeva a lui. Probabile che il leader palestinese si sia mosso, nel segreto, anche per contattare gli ambiti palestinesi che avevano ordinato l’azione e convincerli a desistere.

Come è più che probabile che l’assassinio dello sfortunato Klinghoffer sia stato ordinato per tentare di far saltare l’accordo, cosa in parte riuscita.

Come scritto, a quanti seguivano le vicende internazionali con occhi un po’ meno offuscati dalle narrative correnti, era ovvio che l’artefice della risoluzione del sequestro fosse stato Andreotti. Come sicuramente era noto agli ambiti atlantisti.

Tale iniziativa, come altre (ad esempio la divulgazione dell’esistenza di Gladio, una struttura interna ai servizi segreti italiani ma alle strette dipendenze di Washington, avvenuta nel 1990), non portarono fortuna allo statista democristiano.

Sulla questione rimandiamo a una documentazione riservata dell’ambasciata americana in Italia rivelata dalla Repubblica qualche tempo fa e ripresa su Piccolenote.

Interessante un altro cenno dell’Espresso: «secondo quanto emerge dai diari del leader palestinese, [Andreotti ndr.] aveva sempre avuto un ruolo importante nelle mediazioni internazionali che hanno riguardato la Farnesina e sarebbe stato spesso una sorta di “mediatore nascosto” tra l’Olp e gli americani».

Un ruolo che gli ha attirato l’odio irriducibile degli influenti ambiti internazionali che spingevano per lo scontro frontale tra israeliani e palestinesi.

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