2 febbraio

Macron Vs neocon

«L’idea che si possa regolare la situazione di un Paese in modo unilaterale e militare è sbagliata». Così Emmanuel Macron al Parlamento tunisino nel corso di una visita di Stato (le Monde 1 febbraio).

«L’Europa, gli Stati Uniti e altri Stati sono responsabili dell’attuale situazione della Libia […] Abbiamo collettivamente precipitato la Libia nel caos, senza essere in grado di risolvere la situazione», ha affermato ancora il presidente francese.

E ha aggiunto: «Qualsiasi cosa si pensi di un Capo di Stato» non si può «immaginare di sostituirsi alla sovranità di un popolo». Una frase controversa, dal momento che alcuni media hanno riportato che egli abbia inteso riferirsi alla Siria.

Sia che il riferimento sia stato esplicito, sia che sia stato solo implicito, si applica perfettamente alla tragica vicenda siriana, dove l’Occidente, Stati Uniti in testa, chiede la fine del governo Assad, il quale ha sempre replicato che a decidere deve essere il popolo siriano.

Tale controversia rappresenta il nodo centrale del conflitto che sta tormentando il Paese, pietra d’inciampo che ha fatto cadere tutti i negoziati dell’Onu consumati a Ginevra. Se Macron resterà su tali posizioni potrebbe dare un contributo interessante alle trattative.

La visita di Macron in Tunisia, della quale ha elogiato la tenuta democratica, rappresenta un ulteriore tassello della politica estera francese, che il nuovo inquilino dell’Eliseo vuole portare fuori dalle secche neocon nelle quali l’hanno precipitata il bellicoso Sarkozy e l’imbelle Hollande.

Il nuovo presidente francese intende riportare la Francia alla sua grandeur di Paese di peso globale, in grado cioè di dispiegare la sua proiezione sui vari scenari internazionali. E vuole farlo proponendo una diplomazia alternativa a quella muscolare dei neocon.

Proprio i danni inferti al mondo dall’aggressività di tali ambiti internazionali aprono alla Francia finestre di opportunità insperate presso quanti hanno subito quella tragica bellicosità.

Peraltro proprio la Tunisia fu il primo tassello della Primavera araba, la cui involuzione neoconservatrice ha procurato immani danni ai Paesi arabi e al mondo intero. Qui ebbe inizio lo tsunami che ha travolto la Libia, l’Egitto e la Siria (e di conseguenza ha creato l’Isis). Particolare che rende ancora più importanti le parole del presidente transalpino.

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