18 gennaio

Dolores O’Riordan, Ave Maria

Massimo Quattrucci

Un’altra piccola testa si piega,

un bambino muore lentamente,

la violenza sparge intorno tutto questo silenzio!

Chi ha sbagliato?

Ehi zombi, ma cosa hai in testa?

A un’altra madre è stato strappato

e frantumato il cuore!

Quando la violenza causa un tale dolore,

ci siamo per forza sbagliati, tutti!

E’ la stessa vecchia storia dal 1916,

è nella tua testa che si sta ancora combattendo,

con i loro carri armati, con le loro bombe, con i loro fucili,

è nella tua testa che stanno morendo,

è nella tua testa zombie,

è nella tua testa, cos’hai nella tua testa, zombie?

Dolore. Cos’altro aggiungere quando qualcuno ci lascia? Anche se non abbiamo avuto la fortuna di incontrarla di persona. Ma la conosciamo eccome, attraverso quello che ci ha dato, quello che ci ha fatto provare, ascoltare, vedere. E continua a farlo, forse anche di più ora che allora.

Basta aggiungere una s a quel dolore, ed ecco Dolores.

Dolores O’Riordan, autrice della bellissima e durissima Zombie, canzone contro ogni guerra (si parla dell’attentato dell’Ira a Warrington del 1993 dove morirono due bambini, Jonathan Ball e Tim Parry), è morta improvvisamente qualche giorno fa all’età di 46 anni.

È morta silenziosamente, così come ha vissuto, mai da primadonna, mai da protagonista assoluta.

Era irlandese di Limerick, piccolissima di statura, ma nessuno se ne accorgeva grazie alla sua bellissima voce, una delle più importanti della musica rock degli anni 90. Capace di arrivare in alto con grandi acuti e contemporaneamente di trasmettere profondità e ricchezza umana con parole quasi sussurrate.

E con le sue canzoni, mai superficiali, mai banali, ci ha detto tante cose, tanti aspetti della vita. Ci ha raccontato tanto, scrivendo e cantando.

Riempiva il nostro cuore e i nostri occhi grazie al suo viso bellissimo, anch’esso forte, segnato, intenso, serio. Come la sua vita. Non sempre semplice.

Era cattolica, portava sempre al collo un crocefisso che aveva anche tatuato sulla spalla destra. La sua mamma le aveva dato il nome della Madonna, Addolorata, Dolores appunto.

E il grazie alla sua famiglia, al suo passato di bimba, non poteva non passare che attraverso una canzone, la bellissima Ode to my family.

L’infelicità c’era quando ero piccola,

e non ci importava niente,

perché eravamo stati cresciuti

a vedere la vita come un gioco, a prenderla come potevamo.

Mia madre, mia madre

mi abbracciò, mentre ero là fuori.

Mio padre, mio padre,

gli piacevo, oh, gli piacevo, importa a qualcuno?

Quello che sono diventata non era un mio progetto!

Si è esibita più volte Italia e in Vaticano. Bellissime le sue versioni dell’Adeste Fideles, insieme a Gianluca Terranova al Concerto di Natale del 2005 alla Sala Nervi e dell’Ave Maria, cantata meravigliosamente, a modo suo, con un filo di voce e un attimo dopo con invocazioni che arrivano altissime grazie ai suoi acuti.

E che commozione quel sussurro finale, quel grazie rivolto al pubblico o chissà a chi, appena accennato, sussurrato, quasi pudicamente, di nascosto.

Verrà sepolta a Limerick, vicino al papà. Come desiderava e come aveva chiesto scrivendo non più di un anno fa per la morte del padre la meravigliosa Why. Una canzone incredibilmente bella e sincera, commuovente e profetica.

Da qualche parte tra qui e il cielo

posso sentirti chiedermi perché?

Perché?

Perché?

Perché?

Dimmi che puoi sentire che ti sto chiamando!

Dimmi che puoi sentire che riesco a non piangere!

Dimmi che non ti stai sentendo solo!

Ti aspetterò

Mi aspetterai

Ti aspetterò

Mi aspetterai

Dimmi!

Per conoscere alcuni aspetti di Dolores O’Riordan, forse meno noti ma non certo secondari, invito i lettori ad ascoltare e vedere questi bellissimi video.

Ave Maria –  Adeste fideles –  Panis Angelicus – Zombie – Ode to my family – Why

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInPrint this page
18 dicembre

Pink Floyd, Echoes

per sostenere il piccolenote