17 gennaio

Abu Mazen: gli accordi di Oslo sono finiti

Akiva Eldar su al Monitor firma un j’accuse durissimo contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. In questi giorni, accenna nello scritto, si sono susseguiti colpi terribili al già stentato processo di pace israelo-palestinese, già minato nel profondo dal riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele da parte del presidente americano Trump.

Gli scontri che si susseguono da quel giorno, che vedono i manifestanti palestinesi opporsi alle forze di sicurezza israeliana, non cessano, come anche il numero di morti e feriti palestinesi che sale ogni giorno di più.

In questo clima, 14 gennaio scorso, Il presidente dell’autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha affermato: «Oggi è il giorno in cui si concludono gli accordi di Oslo: Israele li ha uccisi”».

Il giorno dopo, prosegue Eldar, «il parlamento palestinese ha deciso per la trasformazione dell’Autorità Palestinese in uno Stato sotto occupazione e ha invitato la PA a sospendere il riconoscimento di Israele e fermare il coordinamento della sicurezza», instaurato con Tel Aviv.

L’annuncio del taglio dei fondi americani ai palestinesi da parte di Trump, oltre alla sua inutilità sul piano pratico, non fa altro che segnalare che non c’è più alcuno spazio per il dialogo.

SI va allo scontro totale, nonostante, segnali Eldar, la prossima guerra potrebbe essere molto più pericolosa per Israele rispetto alle precedenti, stante il rafforzamento dei suoi nemici.

«Inutile dire che il primo ministro Benjamin Netanyahu non mostra alcun interesse per il sorprendente cambiamento dell’Iran sull’Iniziativa di pace araba che offre a Israele sicurezza e normali legami con il mondo arabo e potrebbe evitare la prossima guerra».

Al di là dei toni più che polemici dello scritto, l’allarme lanciato da Eldar sul precipitare della situazione in questa delicatissima area è più che fondato. La fine degli accordi di Oslo porta con sé anche un nuovo e più saldo rapporto tra Fatah e Hamas, eterogenesi dei fini per una mossa che vorrebbe rafforzare Israele e di fatto rafforza i suoi avversari.

Resta, infine, che se anche Fatah cessa di riconoscere Israele come Stato sovrano, Tel Aviv non ha più alcun interlocutore nel campo palestinese. Non aiuta.

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14 agosto

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